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Madama Butterfly, una farfalla a Milano - foto : La statua di Madama Butterfly © Paolo Liaci
La statua di Madama Butterfly © Paolo Liaci
06.10.2009

Madama Butterfly, una farfalla a Milano

di Desirèe Sigurtà

La Sala Viscontea del Castello Sforzesco è un luogo racchiuso, intimo. Sono venuta qui a farmi raccontare una storia. Quella di una donna, innamorata dell’uomo sbagliato, partito lasciandola attendere invano il suo ritorno. Un copione visto e rivisto? Forse. Perché allora ascoltarla? Perché a raccontarla è Giacomo Puccini. E lei è Madama Butterfly.

“That’s Butterfly”, organizzata dall’Archivio Storico Ricordi, è un’innovativa esposizione, rilettura in chiave monografica del format “That’s Opera” che, dal 2008, racconta come prende forma una rappresentazione lirica, seguendone passo passo il dietro le quinte.

I locali viscontei ospitano una mostra raccolta, come il bozzolo da cui emerge una fragile farfalla. Per raccontare la nascita di un’eroina bastano cinque scene. Tante quante quelle che compongono un’opera in due atti (come quella pucciniana). Libretto, partitura, scenografia, costumi, rappresentazione: la sala di un maniero, per magia, si trasforma nelle colline di Nagasaki, dove vive Cio-Cio San. Riesco a sentire il profumo dei ciliegi in fiore.

Pare incredibile pensare come il debutto alla Scala dell’opera, nel 1904, fosse stato un completo fiasco. Ma Puccini non si perse d’animo: con un nuovo adattamento (e la complicità dell’editore Ricordi) solo tre mesi più tardi, al Teatro Grande di Brescia, ottenne la sua rivincita. Il pubblico accolse con entusiasmo la nuova Butterfly, decretando la nascita di una stella.

Forte del decisivo contributo di Ricordi alla riedizione dell’opera, il percorso espositivo proposto ai visitatori si avvale del materiale proveniente dall’immenso archivio della casa musicale di Milano. I libretti composti da Giacosa e Illica, le partiture autografe del maestro di Torre del Lago, i bozzetti scenografici e i costumi scaligeri si accompagnano a fotografie d’epoca e cartoline dalle varie rappresentazioni in giro per il mondo.

L’emozione cresce nella sala Partitura, dove l’approccio didattico è tutto multimediale. C’è uno schermo piatto di fronte a me: da uno scaffale carico di libri digitali, al mio passaggio, esce lo spartito completo della Butterfly. Le mie mani, come quelle di un direttore d’orchestra, volteggiano nell’aria per sfogliare le pagine pentagrammate. Meraviglie della tecnologia.

Con quale trasporto seguo, su quegli stessi fogli puntati di note, l’aria per eccellenza della Madama Butterfly, “Un bel dì vedremo”. E’ un’emozione fortissima sentire la voce di Renata Tebaldi o Maria Callas mentre eseguono l’inno di tutte le donne ferite dall’amore. Ma soprattutto leggere il loro cantato lungo lo spartito, quasi fosse un karaoke operistico.

Puccini ha tradotto in musica il dolore di una donna. Arnaldo Pomodoro, cui è affidata la chiusura della mostra, lo ha trasfigurato in un immenso sole spezzato, al centro del minimale allestimento per il centenario dell’opera nel 2004. A ricordarci che un uomo non dovrebbe mai spezzare il cuore di una donna. Perché questa si spegne poi come un sole trafitto da mille frecce.

LIBRI

Il manuale dell’imperfetto viaggiatore

"Manuale dell’imperfetto viaggiatore" di Beppe Severgnini - Rizzoli, 2001

Un picaro vede l’Italia

"Terra matta" di Vincenzo Rabito - Einaudi, 2007



3 commenti a “Madama Butterfly, una farfalla a Milano”

  • caterina alle ore 9:36 am scrive:

    Al termine di una spettacolare rappresentazione c’è sempre un attimo di sospensione prima dell’applauso frenetico degli spettatori.Così accadde per la seconda Madama Butterfly e così è per quanto ho letto un attimo fa.
    Fra le parole, come fra le righe, si nasconde il genio e la chiusura del brano lascia a cuore sospeso.
    Arnaldo Pomodoro – stranamente – trafigge anche me.

    Grazie come sempre
    caterina

  • Desirèe alle ore 9:59 am scrive:

    Cara Caterina,
    credo che un’opera resti nel cuore delle persone, tanto più riesce a parlare DI loro e non solo PER loro. Le vicende delle eroine pucciniane, da Tosca a Turandot, in realtà non fanno altro che “romanzare” alcune caratteristiche comuni alle dinamiche del complesso rapporto uomo/donna. Basta trovare la giusta chiave (magari di violino).

    Grazie come sempre a te Caterina, per le parole che mi concedi.

  • caterina alle ore 10:36 am scrive:

    Basterebbe il titolo, fragile e irresistibile, a far nascere interesse nel lettore e a generare in lui curiosità per quanto propone l’articolo.
    Come accade in sala, dopo una rappresentazione magistrale, c’è sempre un attimo di sospensione prima che l’applauso frenetico degli spettatori spezzi l’atmosfera. Così fu per la seconda Madama Butterfly e così è per quanto leggo. Qui il genio è presente fra le parole e fra le righe e la sospensione d’animo si manifesta pienamente in chiusura.
    Arnaldo Pomodoro – non so come – trafigge anche me.

    Grazie come sempre
    caterina

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