Una mano copre il volto per nascondersi dall’orrore.
L’altra stringe a sé l’elmetto, infangato come la mimetica.
Il corpo disarmato e senza forza, appoggiato al muretto.
E’ la fotografia di un soldato statunitense in un bunker afghano, il Restrepo, chiamato così dopo che un commilitone del suo battaglione era stato ucciso dai ribelli talebani.
La fotografia della guerra, della disperazione, del dolore che ti vive dentro. Quello che ti sveglia la notte e ti fa urlare. Quello che nessuno potrà mai cancellare.
Questa immagine, catturata dal fotoreporter britannico Tim Hetherington per la rivista Vanity Fair, ha vinto la 51esima edizione del World Press Photo.
Il miglior scatto dell’anno di uno dei più prestigiosi premi foto-giornalisti del mondo rappresenta lo «sfinimento di un uomo, e lo sfinimento di una nazione».
E’ la motivazione con cui la giuria ha premiato la forza evocativa di Hetherington.
La foto è stata scattata il 16 settembre nell’enclave talebana Korengal Valley, teatro dei più violenti scontri in Afghanistan tra le milizie dell’ex Mullah Omar e le truppe Nato.
Lì il Secondo battaglione Airborne del 503esimo fanteria stava subendo un sanguinoso attacco dei ribelli.




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