Il serpente di camion si snoda lento sulla Via della seta.
Il viaggio tra le montagne dell’Uzbekistan procede a fatica. Strade strette e squassate, nuvole basse immobili a nascondere il cielo e la pista.
Tutto sembra come duemila anni fa, quando carovane di temerari sfidavano il tempo e la paura per unire Oriente e Occidente nel nome del profitto.
Quello stesso che oggi dovrebbe portare l’antico percorso a uno splendore mai visto.
Per migliore il commercio e il turismo negli stati attraversati dalla Via saranno realizzate 230 opere entro il 2014.
E’ un sogno che diventa realtà dopo il crollo dell’Unione sovietica e diversi tentativi mai conclusi. Un sogno cui contribuiranno 19 stati di Europa e Asia interessati all’iniziativa. E ai guadagni.
I loro ministri dei Trasporti, riuniti a Ginevra qualche giorno fa, lo hanno scritto nero su bianco. Sotto lo sguardo attento delle Nazioni Unite che sostengono il progetto. E della Banca mondiale che lo finanzia.
Ogni Paese si impegnerà a migliorare e valorizzare le comunicazioni via terra e a snellire le pratiche burocratiche di frontiera. Totale di spesa previsto: 43 miliardi di dollari.
Il nuovo percorso unirà le zone isolate del continente asiatico e dell’Europa orientale, creando un sistema di strade, ferrovie e vie d’acqua anche per le aree distanti dal mare.
In questo modo si agevolerà la rapida crescita dei commerci e del turismo, fonte di grossi guadagni.
Nonostante le odierne difficoltà per arrivare, i turisti che hanno visitato Bukhara in Uzbekistan, sono stati oltre 420mila nel 2006.
Il serpente di camion si snoda lento sulla Via della seta.
Ma continua ad avanzare.




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