Si lavora senza sosta attorno ai quadri floreali di Via Sant’Antonio, anche se il sole non è ancora alto in cielo: la processione del Corpus Domini avrà inizio verso le undici e i “madonnari” dal pollice verde devono completare il tappeto prima che il corteo lo attraversi ai due lati.
Con la grande Infiorata, il piccolo borgo umbro di Tuoro sul Trasimeno trasforma le direttive del centro storico in esili absidi gotiche, con insolite vetrate fiorite in orizzontale. Il profumo dei petali freschi, nebulizzati di continuo per mantenerne la consistenza, mi pizzica le narici.
Una colorata frenesia ha contagiato un po’ tutti. Anche i bambini partecipano all’impresa e spargono sul pavimento urbano petali di ginestra o garofano, seguendo i bordi tracciati nella notte da gessetti bianchi e cartoni ritagliati. A definire meglio le geometrie, che si ispirano alla regola francescana, ci penserà poi polvere di caffè o farina gialla. La passione che i cittadini mettono per onorare questa tradizione secolare è intensa e vissuta.
A differenza di altri comuni umbri che, più o meno nello stesso momento, realizzano sontuose composizioni grazie alle sovvenzioni delle proprie amministrazioni comunali, a Tuoro tutto è opera di pochi gruppi autofinanziati, che comprano la materia prima e studiano i disegni che meglio si adattano al tema del Corpus Domini.
Se altrove le corolle vengono trattate chimicamente per ottenere effetti cromatici particolari, qui si usano solo fiori naturali, a sottolineare il rapporto autentico e genuino della popolazione con la ricca vegetazione che circonda l’abitato.
Cercando di dissimulare la vertigine che mi assale, scatto qualche foto da un montacarichi che mi porta ben oltre i tetti delle case. Il panorama, da lassù, mozza il fiato. Dopo un bel respiro, lascio che lo sguardo corra libero verso l’orizzonte. I colori esplodono in tutta la loro freschezza, ora che il sole batte forte sulla via. Per uno strano effetto prospettico, sembra che la lunga serpentina floreale vada a gettarsi nel Trasimeno, che brilla sullo sfondo.
Riacquistata la terra ferma, mi fermo con i volontari che hanno completato i loro quadri. Raccontano di come un tempo i fiori venissero gettati dalle finestre al passaggio della processione. Ora Via Sant’Antonio è un foglio da disegno consegnato all’estro creativo dei residenti, che indicano col loro prezioso intarsio il cammino verso la chiesa di Santa Maria Maddalena.
In lontananza, la banda musicale annuncia la partenza del corteo. Solo l’officiante, protetto da un baldacchino, calpesta il tappeto fiorito esponendo alla pubblica adorazione l’ostensorio consacrato. Dietro di lui, su due file ordinate, bambini vestiti da angeli spargono petali di rosa, seguiti dai fedeli.
I volontari possono finalmente godersi lo spettacolo. E gli occhi sgranati sull’incredibile varietà di colori ai piedi della processione, compensa e ricompensa gli sforzi e la stanchezza dipinti sui volti degli esausti volontari.





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