La lunga fila di camion procede lenta per le strade di Salamabad, nel Kashmir indiano. Ogni mezzo è agghindato con striscioni e bandiere per celebrare una giornata storica: la riapertura della vecchia Via del commercio tra India e Pakistan.
Le autorità, mischiatesi per l’occasione alla gente comune, li salutano festanti. Era dalla guerra del 1947-48 che aspettavano di vivere un giorno come questo. L’antica pista era stata chiusa per decenni a causa del conflitto tra i due paesi.
Tutto era iniziato poco tempo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, quando l’Impero britannico aveva lasciato l’area. Una volta un’unica regione sotto l’egida di Sua Maestà britannica.
Nel 2005, dopo i primi accordi dell’anno prima tra le attuali potenze nucleari, si era iniziato a parlare di un parziale ripristino del percorso che avrebbe favorito gli scambi commerciali e un maggiore sviluppo e benessere delle zone interessate.
Secondo alcuni analisti economici la riapertura al commercio privato sarebbe un grandissimo vantaggio. In caso di totale liberalizzazione, il giro di affari stimato potrebbe arrivare sino a sei miliardi di dollari.
Così, ieri, i primi autocarri sono partiti carichi di frutta e miele. E nelle luci della sera sono arrivati i convogli dal Pakistan con riso e sale. Entrambi hanno passato l’Aman Setu, il “Ponte della pace” che unisce l’area reclamata da Dehli e Islamabad.
Tutti sperano che l’accordo possa resistere alle ultime schermaglie tra i due eserciti lungo la linea del confine. Il tentativo di riavviare il commercio nella regione rientra nelle decisioni prese nel 2004 per la normalizzazione dei rapporti tra i due contendenti.
Per questo motivo sono stati predisposti collegamenti ferroviari e tratte percorse da autobus di linea. Prima le persone, poi le merci. In una prospettiva di rilancio del Kashmir che da troppo tempo accoglie nelle viscere della propria terra il sangue dei suoi abitanti.




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