L’opinione comune tende ad associare la parola Jazz a un genere musicale. Jazz ossia un’elaborata alchimia sonora in cui il camaleontico suono del piano è sostenuto da squillanti fiati, eleganti archi e ritmiche percussioni. Un pot-pourri musicale associabile ai fumosi club di Harlem o alle suggestive atmosfere di New Orleans.
In realtà dietro a questa banale e originale parola si nascondono un mondo, un viaggio, un’infinità di esperienze umane.
La mostra, “Il Secolo del Jazz”, ospitata dal Mart di Rovereto fino al 15 febbraio racconta questo affascinante universo artistico, la cui esistenza ha fortemente influenzato l’evoluzione della cultura e della società nel corso del XX secolo.
Per una lettura multidisciplinare di questo fenomeno che ha introdotto un nuovo modo d’essere nella società del Novecento: una façon de vivre fatta di ritmi e colori rivoluzionari, nati dallo storico confronto tra diverse culture. Per dirla con le parole del curatore della mostra, monsieur Daniel Soutif: ”Il XX secolo è stato influenzato profondamente dal Jazz. Tutto il resto, in fondo, esisteva già”.
L’esposizione è articolata cronologicamente su di una timeline immaginaria lungo la quale sono disseminate trentacinque sorgenti sonore celate dietro altrettanti oggetti. Fonti acustiche che diffondono le note di brani celebri quali Some of These Days (1910) e Strange Fruit nelle versioni di Billie Holiday e in quella rivisitata da Maria Schneider.
Per quanto riguarda le immagini, oltre a quadri, fotografie, e installazioni d’autore la mostra indaga i campi del cinema, della grafica e dei fumetti. Un’ampia gamma di tratti legati all’influenza della musica afroamericana che delinea il corpo concreto di una disciplina, il jazz, considerata erroneamente solo astratta.
Lungo il percorso riprende vita la storia di una moda e di un secolo. Posto ufficiosamente il 1917 come anno di nascita del Jazz diverse sezioni ne analizzano accuratamente lo sviluppo attraverso differenti periodi storici.
Dagli albori prima della Grande Guerra, fino alle sue mutazioni darwiniane. Gli anni Venti con le note di Gershwin e Whiteman e i quadri astratti di Dove legati tutti alla “Jazz Age in America”. Il momento storico della “Harlem Renaissance” culla della consapevolezza culturale afroamericana e la “Jazz Age in Europa”.
Un periodo intenso nel corso del quale la cultura nera ispirò artisti come Matisse, Ravel, Man Ray e Josephine Baker. Arrivano così gli anni Trenta e lo Swing, il dopoguerra e il Bepop, la rivoluzione free con i movimenti politici denominati Black Power, Black Panther Party e Black Muslims.
L‘interessante percorso si conclude con la sezione “Contemporanei”, dove troneggia il capolavoro del canadese Jeff Wall “Invisible Man” legato al romanzo di Ralph Ellison, considerato il testo più importante della letteratura afroamericana del Novecento.
Il Secolo del Jazz – Mart di Rovereto fino al 15 febbraio 2009 – corso Bettini, 43 Rovereto TN – info tel: 800-397760 e-mail: info@mart.trento.it
Didascalia foto: Alcune delle opere esposte al Mart di Rovereto. Da sinistra Jitterbugs
(II) di William H. Johnson, Harlem 1958 di Art Kane e Matrose im Nachtlokal di George
Grosz.





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Completerei l’articolo di questa bella mostra segnalando le fotografie di un nostro grande, Giuseppe Pino, ritrattista citato tra i maestri della fotografia e che ha saputo catturare l’essenza e l’ironia dei migliori del tempo.