Odiava profondamente la guerra, ma, ironia della sorte, è passato alla storia come il più grande fotoreporter di guerra del Novecento.
In poco più di 10 anni di carriera, ne coprì ben 5: guerra civile spagnola, seconda guerra sino-giapponese, seconda guerra mondiale (avanzata degli alleati in Italia e sbarco in Normandia), primo conflitto israelo-palestinese (1948), prima guerra d’Indocina (1954).
Lui è Robert Capa, pseudonimo di Endre Erno Friedmann (Budapest 1913- Thai-Bin 1954) e in occasione del 60° anniversario della nascita dello Stato d’Israele il Museo Ebraico di Bologna in collaborazione con Magnum Photo e Contrasto presenta la mostra “Fotografie da Israele 1948-1950”, paese che in quei due anni Capa visitò più volte. 46 scatti, tratti da una novantina raccolti nel libro Report on Israel (1950), che realizzò assieme allo scrittore Irwin Shaw.
Il 14 maggio 1948 Capa è a Tel Aviv per immortalare quel momento storico. Con il suo obiettivo riprende la cerimonia di dichiarazione dello Stato, il discorso del Primo Ministro, la prima sessione di gabinetto d’Israele.
E dopo gli scatti ufficiali Capa si mescola in mezzo alla folla festante perché è lì che troverà quello che cerca: sguardi, sorrisi, braccia alzate. Volti di gente comune che Capa coglie nella loro immediatezza. Non c’è posa, non c’è ricerca dell’inquadratura perfetta.
Era solito dire «Preferisco avere una foto potente che è tecnicamente brutta che viceversa». E’ il tratto distintivo di Capa, divenuto famoso per quel “leggermente fuori fuoco” che era il risultato di uno scatto in azione e di una stampa frettolosa.
Sempre alla ricerca del punto di vista il più vicino possibile alla realtà documentata. Appassionato, audace, testimoniava la Storia attraverso le storie e i volti della gente comune, che spesso subiva i grandi eventi.
La felicità di quel giorno durò poco e Capa documentò presto anche l’inizio della guerra fra Israele e alcuni stati arabi limitrofi. Ma soprattutto testimoniò l’opera di costruzione degli ebrei che arrivavano da tutto il mondo in questa Terra promessa.
I primi profughi che sbarcavano nel porto di Haifa, i campi di transito, scene di vita quotidiana, come la coltivazione di un vigneto e le lezioni di lingua ebraica.
Fino al 20 luglio. Museo Ebraico, Via Valdonica 1/5. Chiuso sabato e feste ebraiche.




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