“Se ne vanno”.
Lo sguardo di Paul Mc Namara attraversa la strada: fissa gli anfibi, la tuta mimetica e il volto teso, sotto il basco, dei soldati inglesi.
Tagliano il filo spinato intorno alla base militare di Bessbrook, un villaggio di tremila persone nella contea di Armagh.
Una volta era solo un vecchio mulino, poi i britannici lo hanno trasformato in una delle basi più importanti di tutta l’Irlanda del Nord.
“Sono arrivati quando ero un ragazzino”, dice senza distogliere lo sguardo dai militari. “Ho vissuto più di trent’anni con il loro fiato sul collo e le pale degli elicotteri sulla testa”.
Sino a due giorni fa, prima che l’ultimo velivolo si staccasse da terra, questo paese era l’eliporto più trafficato d’Europa. Per tutto il periodo dei Troubles è stato anche lo scenario di terribili scontri tra le comunità nazionaliste e lealiste.
Solo l’accordo del Venerdì Santo del 1998 ha messo fine alla violenza che ha portato la morte a 21 soldati inglesi e quattro uomini della comunità protestante.
“All’inizio, come in tutto il resto dell’Irlanda del Nord — racconta Mc Namara — dovevano essere una forza di interposizione, poi ci hanno dato addosso e molti degli incidenti li hanno causati loro”.
Oggi, dopo la formazione del nuovo governo di coalizione tra il Democratic Unionist Party e lo Sinn Féin, meno di venti membri del Secondo Battaglione del Reggimento reale della Principessa di Galles tornano a casa.
All’inizio dei Troubles erano 30 mila dislocati in più di cento siti strategici. Entro la fine dell’estate rimarranno in cinquemila in undici basi.
“Questa volta se ne vanno. Per sempre”.




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