Interno di un bazar a Teheran © Khashayar Zand
“Si parla solo di terroristi e fanatici, e la gente dimentica che gli iraniani sono come gli altri. Hanno padri, madri, fratelli, sorelle, speranze e amori come tutti” dice Marjane Satrapi. Con il suo “Persepolis”, vincitore del premio della giuria al festival di Cannes, ha squarciato il velo di ignoranza imposto dalla propaganda dell’era Bush.
Ora che il vento è cambiato anche in Occidente si torna a discutere delle dinamiche della società iraniana, non solo in termini di rivolta contro il regime degli ayatollah. La realtà, infatti, è ben diversa da quanto Cia e falchi di Washington avrebbero voluto far credere. L’Iran non ribolle di congiure contro il sistema in attesa di soldi e bombardamenti del Pentagono. La vera rivoluzione non passa per le bombe e le armi, ma striscia silenziosa per le strade di Teheran.
E’ la forza della normalizzazione. Dopo l’ubriacatura della rivolta e i sogni di utopia islamica alimentati dalla lunga guerra contro Saddam, l’Iran ha vissuto vent’anni di routine rivoluzionaria.
La società civile, quella che non partecipa alle adunate care al presidente Ahmadinejad, si è ricostituita dopo gli sconvolgimenti degli anni Ottanta senza rompere con il potere di imam e pasdaran. Piuttosto, si è sviluppata cercando vie alternative al regime con l’obiettivo, chiaro ma mai esplicitamente dichiarato, di trasformare dall’interno la repubblica islamica, senza metterne in discussione i principi.
Il termometro della situazione è dato dalla recente intervista rilasciata al Financial Times dai nipoti di Khomeini, che si sono schierati a favore di una serie di riforme liberali nel paese. “La politica non può sempre guardare al passato. Dobbiamo trovare nuove risposte per nuovi problemi” ha ricordato Hassan Khomeini, destinato a un futuro da protagonista a Teheran.
I problemi sono quelli di una società moderna, o forse già post-moderna, come testimoniano i dati sulle principali cause di morte nel paese, nell’ordine: incidenti stradali, malattie cardiovascolari da inquinamento, depressione e tossicodipendenza.
Per rispondere alle esigenze dell’Iran del ventunesimo secolo non basta solo il Corano. E molti, tra il clero sciita, se ne sono accorti. Per questo un numero crescente di imam si è avvicinato alla società civile “laica” per fare fronte alle impellenti emergenze sociali.
Un esempio, come riporta Time Magazine, è quello delle associazioni femminili per l’educazione sanitaria, supportate dalle autorità religiose. L’educazione sessuale e il controllo delle nascite non sono un tabù. Si parla di pianificazione famigliare e contraccettivi, con l’incoraggiamento all’uso di preservativi, distribuiti gratuitamente ai giovani.
Le elezioni del prossimo 12 giugno saranno un test fondamentale per capire l’evoluzione della repubblica islamica nel prossimo decennio. Ma al di là delle urne, gli iraniani, prima dei loro politici, hanno già intrapreso “come tutti gli altri” la strada della modernità (da non confondere con occidentalizzazione).

Mesopotamia. Su un altopiano che si estende tra Turchia, Iraq, Siria, Armenia ed Iran, si disegna una regione la cui terra è rosso carminio. Qui le antiche tradizioni vivono ogni giorno.

Nasce per volontà di un ligure sulla costa francese, a pochi chilometri dall’ultimo paese d’Italia. E’ piccola, romantica, meta di molti reali e colorata di giallo… limone.

Nella parte orientale del paese, su un piccolo altopiano, è adagiato un villaggio in pietra arenaria, Hasankeyf, dove nelle caverne scavate nella roccia abitavano le famiglie locali.
ciao Luca, a settembre 2008 sono ritornata in Iran, non tanto come giornalista, ma per completare un viaggio alla scoperta del sud. Posso confermare che il paese si è affacciato al XXI sec. con la voglia di cambiare. E per Iran intendo le donne,i giovani: i figli dei miei amici – gli stessi che nel 1979 si ritrovarono nella piazza Shahyad a Teheran dove Islam e marxismo si unirono in un solo grido “Nessuna tregua allo scià fino alla vittoria”. E’ vero “l’ebollizione” si percepisce anche nelle strade della capitale ma soprattutto è chiara parlando con intellettuali, artisti, insegnanti (all’interno delle case) perkè i pasdaran, comunque, sono sempre all’erta e infiltrati. Cosa accadrà il 12 giugno?…Inshallah
Marta
Sull’Iran siamo stati vittime colpevoli di un’amnesia collettiva che risale agli anni Ottanta. L’equivalenza rivoluzione=terroristi ha gettato una coperta sulla complessa società del paese, molto più avanzata e segmentata del resto dei paesi mediorientali. Comunisti del Tudeh, imprenditori, ingegneri e scrittori, in Occidente sono stati tutti presi come “pasdaran”. Ora si guarda nelle crepe della società rivoluzionaria e si scopre una società in fermento, ma inevitabilmente diversa dalla nostra. Devo ammettere che sono molto più teso per i risultati del 12 giugno che non di quelli del 6-7 giugno…