“La lettura del Mein Kampf io la renderei, per legge, obbligatoria. Fuori dal contesto in cui fu concepito e scritto, quel libro non è che un cacciucco di coglionerie”. Il mio primo incontro con la penna di Indro Montanelli: il retro di uno dei libri più farneticanti del secolo scorso e un giudizio netto che vale più di miliardi di roghi che queste pagine avrebbero meritato.
Anima forte e libera, come un giornalista dovrebbe essere. Fondatore de Il Giornale ma con alle spalle una vita che potrebbe essere definita un’enciclopedia storica che in pratica annulla la seppur importante nascita di questo giornale nazionale.
Da fascista ad antifascista. Addirittura con la tessera della Federazione Anarchica, dono di El Campesino, capo anarchico della 46° divisione durante la Guerra di Spagna, per aver aiutato un suo sottoposto a passare la frontiera.
Spinto sulle ali del giornalismo sudato in terra statunitense, nelle vie parigine, nella fredda Norvegia, in Canada, in Albania, in terra teutonica e praticamente in ogni angolo del nostro continente. Faccia a faccia con la Storia incontrando Adolf Hitler e con in tasca un mandato ben preciso: non occuparsi di politica. Indro, l’indomabile. Indro, gli stracciarono la tessera del partito fascista e dell’Ordine dei Giornalisti. Una benedizione.
Sentì l’odore della fucilazione tra il carcere di Gallarate e quello di San Vittore e trovò libertà grazie alla somma versata da uno dei proprietari del Corriere e all’intercessione del vescovo di Milano, Alfredo Ildefonso Schuster. Tutto questo rivivrà nella sua Toscana, Fucecchio per l’esattezza.
Indro Montanelli, la vita, le opere, i luoghi. Mostra aperta dal 22 aprile al 13 settembre, organizzata e voluta dalla Fondazione Montanelli-Bassi, dal Comitato nazionale per le celebrazioni del centenario della nascita di Montanelli e, ovviamente, dal Comune che diede i natali al giornalista.
Un percorso che va ben oltre la semplice celebrazione del personaggio: incontro con le trame della Storia che si sono irrimediabilmente avviluppate alla sua penna, alla carta dei suoi scritti, pezzi di mondo che affiorano dai tasti metallici della sua macchina da scrivere.
Tutto questo appoggiandosi su una ricca collezione che comprende fotografie, riviste, giornali e la presenza unica degli arredi dei suoi due uffici di Milano e Roma perfettamente ricostruiti in quel di Fucecchio dopo la sua morte.
La mostra, oltre a questo materiale, viaggerà su quattro strade parallele: la prima riservata agli “incontri importanti” che il giornalista collezionò durante la sua carriera, la seconda ospiterà una raccolta di suoi ritratti e caricature, la terza sarà dedicata alla corrispondenza con la moglie Colette Roselli e l’ultima sarà proprio incentrata sulla vita di Indro Montanelli nella sua Fucecchio.
“Non è stato un gesto di esibizionismo, ma un modo concreto per dire quello che penso: il giornalista deve tenere il potere a una distanza di sicurezza”.
Indro, mai senatore a vita, per sempre giornalista.





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