Una prova titanica per l’immaginazione. Verde a sinistra, verde a destra, come di fronte e dietro le tue spalle. Capire dove nella fertile Inghilterra possa delimitarsi un parco nazionale può essere una vera sfida, prima che per la politica, per l’occhio e la mente.
Però questa sarà presto la realtà che gli abitanti delle South Downs incontreranno uscendo di casa. E per South Downs intendiamo quelle regioni che si estendono dall’estremo oriente del Hampshire passando per il Sussex e finendo alle altissime e suggestive scogliere del Beachy Head.
E le parole del Segretario di Stato per l’Ambiente, Hilary James Wedgwood Benn, sono risuonate come l’atto finale di una consacrazione che vedrà entro il 2011 la creazione di un Parco Nazionale che copra la bellezza di milleseicento chilometri quadrati.
Il tutto andrà a toccare la vita di centoventimila anime britanniche ad esclusione di certi centri urbani come Southampton, Portsmouth, Brighton che però saranno ben rimpiazzati dalle bellezze dell’East Hampshire e del Sussex Downs classificate nazionalmente come Area of Outstanding Natural Beauty, cioè patrimoni paesaggistici del Regno Unito.
Un paradiso che cresce di numero. Già nove erano le aree protette nella zona delle South Downs. Ora si arriverà alla decima, evento che accende la speranza nel cuore di Poul Christensen, presidente di Natural England.
“Lo status di Parco Nazionale non solo donerà a questi luoghi un posto tra i migliori paesaggi inglesi, ma anche sarà un’ottima notizia per la popolazione e la loro vita nella natura. Le South Downs sono il polmone verde del sud-est permettendo a milioni di persone di accedere alle campagne migliorando la loro salute, il loro benessere e l’attenzione per le questioni naturali”.
Ovviamente ogni riferimento anche al portafoglio della popolazione locale è più che voluto, visto che questo luogo potrebbe rappresentare un balzo in avanti per l’economia della zona con l’arrivo dei visitatori, degli affari e degli investimenti. Già trentanove milioni di turisti infatti visitano questi luoghi ogni anno.
Un progetto che oltretutto dovrebbe difendere l’ampia zona geografica dai numerosi “nemici” economico-ambientali, tra i quali spiccano il cambiamento climatico e l’intensivo sfruttamento della terra sia per ragione abitativa sia per la costruzione di strade e infrastrutture simili.
“Le aree protette hanno giocato un ruolo vitale per i nostri preziosi paesaggi resistendo alle pressioni che negli anni la nostra affollata isola ha operato – continua Christensen – le nostre campagne oggi stanno meno bene e nei prossimi sessanta anni avremo bisogno di assicurarci che ilambiente naturale, fuori dalle aree protette, possa essere aiutato al meglio”.
Missione difficile, ma vitale.





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