Alla fine si rischia d’essere petulanti. Ma la convinzione rimane sempre coerentemente in posizione: parlare del rischio climatico non è una perdita di tempo, bensì un modo per tenere alta l’attenzione sulle nostre pratiche di vita e su come queste alla fine influiscano sullo scenario ambientale del nostro prezioso globo terracqueo.
Ricercatori americani hanno voluto stilare una ricerca dalle sembianze di un vero pugno nello stomaco: il livello delle acque dei più grossi fiumi del pianeta si sarebbe abbassato negli ultimi cinquanta anni. Tutto ciò è riconducibile ai cambiamenti climatici e questo impietoso scenario non potrà che peggiorare con la crescita della popolazione mondiale.
Lo studio, pubblicato sull’American Meteorological Society’s (AMS) Journal of Climate, sembra salvare solo la zona Artica che ultimamente ha avuto un aumento significativo dei flussi idrici. Una benedizione solo apparente giacché questo fenomeno è dovuto allo scioglimento repentino dei ghiacci e delle nevi.
Una diapositiva che sembra dipingere una situazione assolutamente allarmante. Le vitali vene del nostro pianeta si stanno prosciugando ovunque: che questo significhi controllare le acque del Fiume Giallo, del Gange o del Colorado non cambia, gli scienziati americani affermano che le fonti globali di acqua fresca sono in declino.
Uno studio che non vuole creare inutili allarmismi, ma che mette l’accento sui risultati di una ricerca condotta diligentemente su di un arco temporale di ben cinquanta anni con l’analisi di più di novecento fiumi portando alla luce un declino delle acque che dovrebbero finire nei mari e negli oceani.
Il dito puntato allora si sposta anche sulle attività umane: dalla creazione di dighe alla modifica del tracciato delle acque per l’agricoltura, senza dimenticare però anche il cambiamento climatico con l’elevarsi delle temperature e l’annessa evaporazione.
La preoccupazione degli studiosi cresce proporzionalmente con l’innegabile crescita della popolazione umana globale, uno sviluppo che invece dovrebbe andare di pari passo con la possibilità di usufruire in maniera sufficiente delle risorse idriche. Cosa evidentemente difficile a questo punto.
E non è nemmeno il caso d’esultare della crescita invece di fiumi come il Brahmaputra dell’Asia meridionale o del cinese Yangtze: questi fenomeni sono causati dal repentino scioglimento dei ghiacciai del Himalaya. Una spia accesa che dovrebbe far riflettere l’intero mondo.
Un mondo che, ricordiamo, senza acqua non avrà più nulla da dire.




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Purtroppo sembra che nessuno si renda conto che stiamo andando verso l’inevitabile: le guerre in futuro (ma già adesso per dire la verità) si faranno per l’acqua potabile (e per le materie prime) che è sempre di meno a fronte di una popolazione mondiale che cresce continuamente.
Ma fino a quando pensiamo di poterlo sfruttare il nostro piccolo pianeta?
E poi: se avessimo un’alternativa valida a breve è un conto ma una volta esaurite le risorse?
Chi ha in mano le leve del potere non ha figli a cui pensare? Che eredità stiamo per lasciare alle future generazioni?
Che disastro! Per fortuna non ho figli a cui lasciare lo scempio che stiamo lasciando …
Parlano di terraformazione di altri pianeti (Marte) si ma i tempi? Siamo proprio certi di riuscire a fare in tempo? E poi: ci sarà un posticino per tutti su altri mondi oppure per i soliti “fortunati”?
Ed in ogni caso, anche se ci fosse questa possibilità fantascientifica, resta il fatto che moralmente sarebbe uno scempio: sfruttare al massimo fino alla sua morte la nostra povera Terra e poi andarsene lasciando un cumulo di spazzatura … e per fortuna che ci consideriamo una razza “intelligente”. Che tristezza!