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I misteri di Kanrak

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Chi l’ha detto che l’ingegneria è una scienza moderna? A ulteriore riprova delle abilità costruttive degli antichi, c’è una nuova scoperta archeologica che interessa l’Egitto e in particolare il tempio di Amon a Karnak.

Risale a qualche giorno fa, il ritrovamento degli antichi bagni cerimoniali del tempio, dell’entrata privata del faraone e dei ruderi di un enorme muro costruito più o meno 3000 anni fa, per difendere l’intera struttura dalle piene del Nilo.

Più qualche migliaio di monete di bronzo, la cui scoperta è passata sotto tono visto il tenore delle altre cose rinvenute, che condurranno gli archeologi, e in primis Mansour Boraik, supervisore generale per il sito archeologico di Luxor, a ridisegnare interamente la mappa del tempio di Karnak.

Infatti, oggi il Nilo scorre a circa 200 metri dal tempio, ma anticamente era probabilmente molto più vicino alla struttura. Talmente vicino da costringere gli ingegneri egiziani a edificare un enorme muro per proteggere l’edificio dalle annuali piene del fiume.

Gli archeologi sono giunti a questa conclusione dopo i ritrovamenti di questi giorni, che sono avvenuti nel corso di alcuni lavori di routine alla facciata del tempio.

Ma quali sono le dimensioni di questa antica infrastruttura? I resti rinvenuti misurano sette metri di lunghezza per 2,5 di altezza, ma secondo il celeberrimo Zahi Hawass potevano essere notevolmente più grandi. Secondo il parere dell’illustre archeologo, questo è il più grande muro di protezione mai ritrovato in Egitto.

Il tempio di Amon, il dio nascosto antropomorfo, caratterizzato da una tiara con due piume di falco, fu il fulcro dell’attività religiosa e politica tra il 1580 e il 1085 a.c., durante il cosiddetto Nuovo Regno.

La sua pianta è estremamente complessa ed è ancora oggi al vaglio degli scienziati, anche a causa della presenza di numerose costruzioni appartenenti ad epoche diverse che ne rendevano difficile la lettura già ai tempi di Erodoto e Strabone.

Nel periodo più importante, il tempio si caratterizzava per la successione di cortili, colonnati e sale ipostile, cioè sostenute da colonne, che decrescevano man mano che ci si avvicina al luogo riservato ai sacerdoti e ai misteriosi riti in onore del dio.

Legate al culto di Amon, la divinità che i faraoni avevano ringraziato dopo le campagne vittoriose in Siria e Mesopotamia, sono anche le statue con corpo di leone e testa d’ariete che si ritrovano un po’ dovunque nella struttura.

Esse sarebbero il simbolo della stessa divinità, sintesi di Ra e di Harmakhis, gli antichissimi dei solari del Delta del Nilo.

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