Dopo novantacinque anni i suoi occhi si sono chiusi. Ma la sua “presa” sul mondo non finisce di certo oggi. Intrappolare la realtà attraverso un obiettivo diventa un gesto che ci rende padroni del tempo e dello spazio. Lei, per questo motivo, non morirà mai.
Helen Levitt, nasce maestra e si trasforma in fotografa. E di certo non una qualunque visto che per riferirsi a lei spesso si utilizzava la buffa definizione di “la più celebrata e la meno conosciuta fotografa del suo tempo”. Ironia che alle volte si fa benedizione.
Dalle tracce di umanità fino all’umano: inizia a innamorarsi della sua città seguendo i calcati tratti di gessetto che i ragazzi e i bambini (ma non solo) imprimevano sulle pareti e sul cemento dei marciapiedi di Brooklyn e di New York.
Due nomi stranieri che ai profani non dicono nulla. Chalk drawings e Leica 35mm. Detto in altra maniera il soggetto della sua missione e lo strumento della sua avventura. Un’avventura che non venne per niente capita dall’arte del tempo e che vide pubblicazione solo nel 1987 sulle pagine di un libro interamente dedicato a questa passione, In The Street: chalk drawings and messages, New York City 1938-1948.
Tanto per capire, da sconosciuta fotografa e sottovalutato soggetto artistico, questo libro ora è considerato come uno dei più importanti testi fotografici di sempre raccogliendo, oltretutto, un grandissimo successo, ovviamente postumo.
Ma come già abbiamo detto le attività “rupestri” della vecchia grande mela furono solo il primo passo per avvicinarsi all’uomo della strada che, a detta del critico John Szarkowski, Helen ha sempre catturato come se fosse interprete di uno spettacolo che andava in scena proprio sul palcoscenico di un marciapiede:
“Il valore di questi scatti risiede nel fatto che i gesti della vita quotidiana sono colti in piena grazia, umorismo, teatralità, pathos, sorpresa per poi venir filtrati dall’arte, interpretando la strada come un palcoscenico e i suoi abitanti come attori, attrici, mimi, ballerini e oratori”.
E la vita, seppur intrappolata nell’obiettivo, sembra ancora danzare anche negli scatti datati metà del secolo scorso. Dai calzoni corti di una popolazione di certo non ricca al movimento caotico di bambini che giocano in strada, dai paesà che mangiano l’anguria fino alla bellezza di un mondo colorato fatto di macchine da riparare.
Novantacinque anni che si concludono qui. Le sue foto che continuano a parlare. Magia dell’arte. Magia di una donna.





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