Novantadue minuti d’applausi. No, non siamo scivolati nella mitica pellicola interpretata da Paolo Villaggio nell’altrettanto mitica scena dedicata al giudizio estetico sulla La corazzata Potëmkin.
Il carico emozionale però sembra lo stesso. Protagonista, forse involontario, l’uscente Presidente degli Stati Uniti d’America. La platea festante chiunque abbia a cuore la salute del pianeta.
Tale esplosione di gioia è commisurata alla potenza con la quale George Bush in questi anni ha tirato il freno sulle tematiche della salvaguardia ambientale.
Dopo un secolo dall’atto di tutela del Grand Canyon da parte di Roosvelt. A quattordici giorni dal trasloco finale dalla Casa Bianca. Il Presidente texano si è mosso.
Soggetto che ne beneficerà: quel mezzo milione di chilometri quadrati posti tra le Isole Marianne e le Hawaii che appunto prendono il nome da quest’ultime e che diventeranno la più grande riserva marina di tutto il globo terracqueo.
Per dovere di cronaca bisogna però contarla anche giusta.
Infatti già nel 2006 l’amministrazione a stelle e strisce aveva creato in loco la Papahanaumokuakea Marine National Monument, sfruttando ben centotrentamila miglia quadrate per dare ospitalità a settemila specie marine e a più della metà delle barriere coralline del proprio territorio.
Però ci pensò un minuscolo stato del Pacifico (Kiribati) a bagnare il naso ai sogni di gloria degli statunitensi creando la ben più estesa Phoenix Island Protected Area.
Poteva forse lo spirito battagliero nordamericano stare a guardare? Ovviamente no.
Per fortuna in modo pacifico gli USA sono rientrati in gara utilizzando una serie di propri territori costruendo un’immensa riserva per tutta la fauna e la flora che rigogliosa vive nelle profondità dell’oceano.
Salve le tartarughe, i pesci pappagallo, i molluschi e i preziosi cetacei.
Una sorta di “marameo” su larga scala dedicato ai detrattori dell’amministrazione uscente per quanto riguarda le tematiche ambientali.
E il luogo merita veramente tutto il rispetto del mondo. In esso, per esempio, è ubicata la Fossa delle Marianne che con i suoi undici chilometri di profondità risulta il punto più profondo degli oceani. Un parco marino protetto su larga scala.
Un sogno anche per la vecchia Europa che molte volte si è dovuta arrendere a una politica più intensiva che estensiva, riuscendo a preservare molto bene solo piccole aree del proprio pregiato territorio.
Un progetto su larga scala, inflessibile sulle norme, ma anche teso a coprire più chilometri quadrati possibili.
Questo sarebbe il punto. Un’idea, addirittura, c’è arrivata dall’Amministrazione Bush. Meglio tardi che mai. Sfruttiamola.





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