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Guatemala, la discarica dei bambini - foto : Spiaggia guatemalteca © Giorgio Ferlisi
Spiaggia guatemalteca © Giorgio Ferlisi

Guatemala, la discarica dei bambini

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Bagnato dal Mar delle Antille e dall’Oceano Pacifico, in uno scenario alla Jack Sparrow e i Pirati dei Carabi, si staglia lo stato del Guatemala.

Passata attraverso dittature e colpi di stato, questa Repubblica Presidenziale è popolata dai diretti discendenti dei Maya, gli indios, che rappresentano la maggioranza della cittadinanza.

C’è spazio anche per i ladinos (30 per cento),e gli spagnoli “puri”, i creoli, che rappresentano solo il 5 per cento della popolazione. Sono presenti anche minoranze: mulatti e zambos (incroci tra neri e indios).

Come in molte realtà, capitalismo sfrenato e povertà convivono. Si passa dai grattacieli a strade e quartieri dove i mezzi pubblici si rifiutano di entrare.

Nella capitale della nazione, che è anche il più popoloso degli stati centroamericani, Città del Guatemala, esiste la discarica di Relleno: famosa per aver dato lavoro a moltissimi bambini.

Qui arriva un flusso continuo di rifiuti di carta, vetro, plastica e metallo, che poi viene portato fuori per essere riciclato. Fino a due anni fa, ci lavoravano tantissimi minori. Poi una legge, frutto del governo locale e della Cooperazione italiana, ha vietato loro l’ingresso.

Seppur la legge sia giusta a livello etico, quei bambini, col riciclaggio, portavano a casa qualche fondamentale quetzal guatemalteco (la moneta locale): per la loro sopravvivenza. Si calcola che oltre tremila e cinquecento bambini smistassero rifiuti.

Molti piccoli poi dormivano lì, con conseguenze alle volte tragiche, a causa degli automezzi che circolano all’interno della struttura.

Alla luce di questo, è stato attivato un centro educativo dove i bambini possono studiare ed apprende la metodologia per un lavoro futuro. Inoltre, altri progetti italiani per la zona si stanno iniziando a muovere.

Target degli sforzi cooperativi, il miglioramento delle condizioni di vita nelle baraccopoli e uno stanziamento di fondi (oltre venti milioni di euro) per progetti di microcredito.

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