Un'immagine della Mostra © Stefano Anzola
“Ho capito che quei bambini sono felici anche senza i giochi elettronici. Loro hanno molta più fantasia di noi e i loro giochi li costruiscono a mano. Quando ho visto quelle foto mi sarebbe piaciuto andare lì a giocare con loro”. Sono le parole di Maria, una scolaretta delle elementari che con la sua classe ha visitato GIOCHIAMO, la Mostra Fotografica di Stefano Anzola ospitata fino al 14 dicembre negli spazi espositivi della Libreria La Strada di Cantù.
Sono settanta splendide e toccanti immagini a colori per raccontare giochi e giocattoli con cui sanno divertirsi i bambini dei paesi poveri: una preziosa opportunità di riflessione per grandi e piccoli, ancora più importante ora che con il Natale si avvicina il tempo dei regali.
Pochi giorni fa, il 20 novembre, si è celebrato il diciannovesimo anniversario della Convenzione dei Diritti del Fanciullo, un trattato internazionale adottato dall’Assemblea delle Nazioni Unite per garantirne ai minori i diritti fondamentali alla vita, alla protezione, all’educazione, ma anche al gioco. “Gli Stati riconoscono al fanciullo il diritto al riposo e al tempo libero, a dedicarsi al gioco e ad attività ricreative proprie della sua età…” recita il testo.
Il gioco è un elemento fondamentale per l’armoniosa crescita di ogni bambino e un’esperienza primaria per comprendere e affrontare il mondo adulto. Attraverso il gioco il bambino sviluppa non soltanto le sue capacità fisiche, ma anche l’immaginazione, l’intelligenza, l’affettività, la socialità. Un diritto, quello al gioco, che nell’era del computer, della televisione interattiva e dei videogames, è in qualche modo negato anche ai nostri figli, visto che, fra famiglie con figli unici, cortili scomparsi e strade trafficate, sono costretti a vivere isolati e a giocare in spazi ridotti o in giardinetti spogli. E se anche dispongono dei giocattoli più nuovi e sofisticati, non sanno però più costruirli con le loro mani, usando fantasia e creatività.
Nel vedere le fotografie di Anzola dove i bambini giocano e si divertono con mezzi molto semplici, creati con il poco a loro disposizione, un po’ di fil di ferro, qualche tappo di bottiglia o un pezzo di legno, comprendiamo che il gioco è un valore universale, capace di sopravvivere anche nelle situazioni di maggior precarietà perché è insito nella natura dei cuccioli dell’uomo, come in quella degli animali.
“I bambini possiedono la forza sovrumana di negare la guerra mentre c’è, e scordarla dopo. I bambini sono la fanteria corazzata della fantasia. Giocano alla guerra e in quel momento se la tolgono di torno. Si nascondono tra le macerie e in quel momento non sono più tra case distrutte, ma tra foreste e montagne”, scrive Erri de Luca. Proprio come testimoniano le immagini di Stefano Anzola. Ed è proprio dove la vita è più difficile che il gioco diventa un elemento di sopravvivenza, una via di fuga dai problemi quotidiani e un modo per ricordare ai grandi che i bambini sono bambini.
La mostra Giochiamo è a disposizione gratuita di privati, associazioni e Comuni che ne facciano richiesta. Il ricavato della vendita del catalogo, prodotto come la mostra dallo Studio CEDES srl e da Rugby Colorno, sarà devoluto alla Fondazione Exodus di Don Mazzi.
Per approfondimenti e per contatti: www.stefanoanzola.it/progettogioc.htm.
Per informazioni sulla mostra a Cantù www.associazionealbatros.org.
"Fotografia come terapia-attraverso le immagini di Luigi Ghirri" di Anna D’Elia - Meltemi, 1999

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Ho visitato la bellissima mostra di Stefano Anzola e invito tutti i lettori di Reporter a fare lo stesso per poter riscoprire la semplicità di un sorriso.
Elisa
toccante, vero, semplice. semplice come i giocattoli che ogni bimbo dovrebbe poter avere. come neo mamma mi auguro di riuscire a difendere mio figlio da questa vita che da noi è diventata troppo arida: tv, videogame e solitudine uccidono la fantasia. grazie per quest’opportunità di riflessione!