Siamo abituati a pensare agli indigeni come popolazioni prevalentemente presenti solo nelle terre raccontate dalla letteratura e dalla cinematografia.
Pochi penserebbero che nel paradiso della tecnologia persista ancora un nucleo di indigeni.
Il Giappone allora si fa per l’ennesima volta terra di scoperte.
Esiste sempre un “fattore scatenante” che ci permette di venire a conoscenza di queste storie particolari ed in questo caso si tratta del prossimo meeting degli otto grandi della terra.
Il famoso G8 sbarcherà sull’isola di Hokkaido tra quattro settimane e guarda caso questo è anche il territorio nativo degli Ainu, popolazione che da anni aspetta d’essere riconosciuta come popolazione nativa.
Questa volta pare che sia la volta buona: quasi tutti i politici dei vari schieramenti che compongono il parlamento giapponese si sono dichiarati favorevoli per un pieno riconoscimento.
Non sono neanche oltretutto così pochi questi indigeni da poter essere ignorati: stime ufficiali parlando di venticinquemila persone in tutto.
Chiedono tanto, chiedono d’essere riconosciuti: possedere maggiori diritti, una maggiore protezione dalle discriminazioni della società giapponese, una difesa delle proprie tradizioni territoriali ed il risarcimento per gli espropri subiti in passato.
Se si conta poi che gli Ainu rientrano nelle fasce sociali più povere della Terra del Sol Levante, l’intervento si fa assolutamente necessario.
Soffrono di discriminazioni nel contesto lavorativo, molti di loro vivono solo grazie ai sussidi statali o grazie ad impieghi saltuari nel campo della pesca o dell’agricoltura.
Dal passato una maledizione sociale li accompagna: giudicati inferiori, definiti “cani” e obbligati a vedere le loro donne sfruttate sessualmente dai coloni giapponesi.
Dal 1869 hanno subito l’assimilazione forzata pur non potendo mischiarsi con i nuovi connazionali in quanto fino ad oggi è praticamente impossibile che un Ainu sia accettato come sposo o sposa in una famiglia giapponese.
Dal 1991 il Governo in sede ONU ha riconosciuto il loro status di “primi abitanti del Giappone”.
Oggi forse siamo al giro di boa per questa triste storia.
La parola fine è più vicina.
"Le case del tè" di Montagnana Francesco, Hayashi Tadahiko, Hayashi Yoshikatsu - Mondadori Electa, 2009

Viaggio finale nel Sol Levante. La sua follia controllata. La moda di assomigliare ai protagonisti dei videogiochi. I quartieri sovraffollati. Le geishe di Kyoto e i grattacieli di Akihabara.

Viaggio nell Giappone e nelle sue folli abitudini. Le ore spese giocando al pachinko e quell’arte particolare di dormire in ogni posizione, sempre con discrezione.

A passeggio per Tokyo dove ci si sente più soli fra i suoi svariati milioni di abitanti che non in un posto sperduto. L’antico Impero del Sol Levante e le sue stranezze, quando la modernità estreme a volte porta l’uomo alla follia.