« Il Ventennale del Buskers Festival Ferrara, il Festival di Internazionale »


Gente, strade e paesaggi dell’Iran - foto : La foto
La foto "Amore materno nel terremoto"

Gente, strade e paesaggi dell’Iran

di

stampa stampa

Dalle foto si erge uno spazio immenso. Grandiosità. Silenzio, infinito. La maestosità dei paesaggi. C’è come l’idea di un rumore del vento, un linguaggio universale. “Incerto. Sono fermo a un bivio. La sola strada che conosco è quella del ritorno”.

“Dov’è un frammento di nuvola che plachi un po’ l’inclemenza del sole?” “La fine di una strada serrata conduce ad un cielo di nubi. Alcune gocce di pioggia per terra” (A.K.). Parole spiegano immagini. Fraseggi innalzano fotografie. L’Oriente ritorna a Venezia.

Nel Centro Culturale Candiani di Mestre (VE), è stata inaugurata lo scorso 27 agosto IRAN. Gente, strade e paesaggi, esposizione fotografica di Abbas Kiarostami (noto regista, fotografo e scrittore iraniano), Riccardo Zipoli (docente di Persiano all’Università di Ca’ Foscari a Venezia) e cinquantasei autori persiani contemporanei.

Complice una stampa tendenziosa, frutto anche di una condivisione più o meno esplicita della linea americana dello stato-canaglia, l’Iran è quasi sempre ignorato, fatti spiacevoli a parte. A ciò si aggiungano le volgari e irrispettose farneticazioni di certi politici italiani, in ultima quella dell’ex-ministro Calderoli, buone appena per retrogradi ignoranti o greggi di “islamofobici”, e il gioco è fatto.

Puntuali infatti sono arrivate le domande sui diritti umani iraniani, cosa stranamente trascurata quando si tratta di Cina, America o Russia. “La mostra è nata per presentare un Iran diverso” spiega il professor Zipoli, curatore e fotografo della mostra, “Da anni cercavo di far vedere che dell’Iran si può parlare bene senza se e senza ma. Su questa nazione si parte già coi preconcetti, ed è una mentalità che va ribaltata”.

L’esposizione, prodotta dal Centro Culturale Candiani con il contributo dell’Istituto Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, di Kel12, di Orient Explorer e con il patrocinio dell’Università Ca’ Foscari di Venezia, raccoglie centoventidue immagini scattate in Iran e selezionate dal prof. Zipoli.

La mostra consta di tre sezioni: la poetica dei paesaggi, la vita con tutte le sue polemiche in chiave artistica e il confronto intellettuale fra un regista persiano (foto in bianco e nero) e un iranista italiano (foto a colori) che si sfidano sulla strada.

Attraverso un bando pubblicato su un sito apposito, ben 3720 immagini pervennero al docente. “Ho passato mesi per selezionare queste foto” ha spiegato il curatore “Col materiale rimasto, si potrebbero fare almeno altre quattro o cinque mostre. Su Kiarostami posso dire che ogni sua idea è sempre straordinariamente originale, innovativa e poetica. È una persona singolare. Esprime l’essenza del suo essere persiano, ma entrando in sintonia con noi. È la testimonianza vivente che l’anima vera dell’Iran è molta vicina alla nostra”.

Paesaggi da meditazione e pace dei sensi, ma anche critiche e messaggi forti. Che dire per esempio di Pittura murale di Saide Abkari, dove due mani infernali circondano un palazzo? L’attesa di Majid Kurang Beheshti in cui due donne, di cui si vede solo mezzo volto, sono fotografate dietro una gabbia per conigli.

Indiscusso capolavoro di questa mostra è Amore materno nel terremoto che raffigura una madre abbracciata al suo bambino, semi-sepolti dopo un terremoto. Il verde spento della veste della donna e il rosso tenue del panno del figlio, trasmettono una dolcezza che travalica il senso della morte.

Una delle più belle particolarità di questa esposizione, oltre agli haiku di Kiarostami (alcuni dei quali trascritti in corsivo ad inizio articolo), è la riproduzione su una parete dei nomi degli artisti iraniani, sia in lingua persiana che coi nostri caratteri. Un segno indiscutibile di rispetto verso la grafia e l’alfabeto di un’altra cultura.

Fra i vari iraniani che hanno esposto, il più giovane ha appena ventuno anni, si chiama Mohammad Reza Mirzai, ed è laureato in grafica e design all’Università Shahid Beheshti di Teheran. Il suo contributo alla mostra prende corpo nella fotografia La vita.

Signor Mirzai, può spiegarci il significato della sua opera? La foto è stata selezionata da una mia serie che si chiama Humans, e nella quale ho collocato la macchina fotografica a una lunga distanza e ho cominciato a scattare foto alle persone che camminavano nell’orizzonte. Vengono, parlano insieme, si siedono sulle panchine, vanno in bicicletta e poi lasciano la scena.

Sta preparando una nuova esposizione? Si, sto lavorando ad alcuni nuovi progetti. Quest’anno sono stato molto impegnato perché ho realizzato due personali in Iran e Turchia. Per il prossimo anno ne sto preparando un’altra da realizzare qui, in Iran.

Cosa ci può dire di questa tecnica di “fermare il tempo” con le immagini, cosa rappresenta per lei la fotografia? Ricordo che un giorno, Michael Kenna, noto fotografo, mi scrisse che la fotografia è un modo meraviglioso di esplorare il mondo. Amo questa frase. A modo mio sto cercando di vedere ed esplorare al meglio. Amo la fotografia come strada della vita, come strada d’incontro delle nuove cose.

Riprendendo ancora i versi di Kiarostami, “La neve si scioglie veloce e scompaiono presto le orme dei passanti piccole e grandi”, e infine “Non provo invidia per nessuno quando mi fermo a guardare il vento sui pioppi”.

La mostra resterà aperta fino a domenica 14 ottobre; da lunedì a venerdì h.15-19. Sabato e domenica: h. 10-13 e 15-19.

stampa stampa
LIBRI

Le rose e il chador

"Le rose e il chador" di Barbara Nepitelli, Cesarina Trillini - Fasi di Luna Edizioni, 2011

Ai confini del mondo

"Ai confini del mondo" di Giorgio Fornioni - Chiarelettere, 2010



comment Lascia un commento a "Gente, strade e paesaggi dell’Iran"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- Paolo COdo su Il giro del mondo in auto
- Anna Maria su A come Amarcord
- nicoletta luchena su Pergamon Museum, Berlino imponente
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Reportage

Mostar, tra memoria e turismo
di

Mostar, tra memoria e turismo - foto : Mostar, banchetti a ridosso del ponte © Luca Ferrari

Ristoranti. Piccoli negozietti di t-shirt con Tito, ironiche ma anche di calciatori (bosniaci e non). Abbigliamento di danza orientale, materiale storico e artigianato locale. A ridosso del celebre “Stari most” (ponte vecchio) si trova proprio di tutto.

Storie

Caporetto, riassunto di guerra
di

Caporetto, riassunto di guerra - foto : Cannone della Grande Guerra © Marisa Coluzzi

Ogni conflitto è sempre una disfatta: quale luogo poteva essere più idoneo ad accogliere un museo che ne testimonia la ferocia lontano da ogni tipo di retorica e sciovinismo? Kobarid oggi ci ricorda la “Grande Guerra”.

Reportage

Kurdistan, il paese che non c’è
di

Kurdistan, il paese che non c’è - foto : Kurdistan, nella bottega di un sarto di selle © Monica Genovese

Mesopotamia. Su un altopiano che si estende tra Turchia, Iraq, Siria, Armenia ed Iran, si disegna una regione la cui terra è rosso carminio. Qui le antiche tradizioni vivono ogni giorno.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter