Ironicamente, un’evoluzione che Darwin non poteva prevedere. Ma per addentrarci in questa storia dobbiamo necessariamente riavvolgere il nastro degli eventi fino al lontano 15 settembre del 1835 e raccontare ciò che rese immortale l’arcipelago delle Galapagos.
Siamo a bordo del HMS Beagle, un brigantino a dieci cannoni della Royal Navy. L’odore della scoperta avvolge tutti i partecipanti della spedizione.
Tra queste isole, Darwin abbozzò timidamente le sue prime considerazioni su come certe specie autoctone si presentassero ben più “adattabili” rispetto a quelle continentali. Un pensiero che poi avrà modo di dominare il mondo. Il seme dell’Evoluzionismo era oramai già piantato.
Nelle pieghe dei suoi scritti, però, Charles Darwin già annotava quello che sarebbe stato un nefasto presagio non soltanto per quelle terre.
Navi europee avevano infatti il vizio di depredare le colonie di tartarughe giganti. Il loro buon sapore e la possibilità di trasportarle senza acqua né cibo segnava la loro condanna a morte. Quasi due secoli dopo ci troviamo punto e a capo. L’uomo ancora di mezzo.
“Le Galápagos sono comunque il più protetto arcipelago del mondo. Ma questo risultato potrebbe essere messo a dura prova se le cose non dovessero cambiare. L’arcipelago ovviamente sarà sempre qui, ma la sua ricchezza sarà persa”.
Parola di Gabriel Lopez, direttore della Fondazione Darwin. E il fatto che si festeggi quest’anno il duecentesimo anniversario dalla nascita dello scienziato rende ancora il tutto più triste.
Un anno fa i turisti sono stati 173.000, praticamente un incremento quattro volte superiore alle visite registrate nei venti anni precedenti. E, ovviamente, dove ci sono le macchine fotografiche, i sandali e i cappelli di paglia spuntano come funghi di cemento anche alberghi turistici.
In più, se non bastasse, bisogna anche segnalare il prolificare in questo delicato ecosistema di specie non autoctone: poco più di un centinaio all’inizio del secolo scorso e più di mille nel solo 2007.
Tramite per quest’immigrazione clandestina anche la dozzina di aerei che giornalmente atterrano sulle isole.
Infatti, nonostante si tenti di trattarli con spray, i velivoli possono immettere all’interno dell’ecosistema specie assolutamente incompatibili, come la battagliera formica rossa.
“Si infilano ovunque – afferma Henri Herrera, specialista degli insetti – è un disastro”. Questo potrebbe stare a significare che per alcune specie, grazie alla presenza di queste formiche, l’evoluzione si concluderebbe qui”.
L’UNESCO ha invitato la politica locale a intervenire per difendere questo patrimonio dell’umanità.
Una lotta dura per un paese in via di sviluppo come l’Ecuador. Difendere il turismo e far morire il suo gioiello. Difendere il gioiello e far morire una parte della propria economia.
Questione di sopravvivenza. Nella terra dell’evoluzionismo, triste gioco del destino.





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