Storie simili si contano molte nel mondo: problemi assurdi creati da un nome di una località geografica.
Senza andare troppo lontano basta citare la perplessità della burocrazia davanti al luogo di nascita di mia nonna che, essendo passato dalla dominazione francese a quella teutonica e viceversa, non risultava più esistente su nessuna cartina topografica.
Ma sempre d’oltralpe un’altra storia si fa avanti con le sembianze della “nominalmente sfortunata” Vantoux, parola che in lingua significa “vandali” e che ha obbligato i suoi cittadini a optare per un cambiamento celere verso il più decente Vantouseins.
Si sprecano, oltretutto, le pellicole delle macchine fotografiche dei turisti nei luoghi che portano un nome buffo o assurdo. Ma questa storia è ben oltre la presa in giro. È una storia di sopravvivenza turistica e di riconoscimento del proprio esistere.
Alla sbarra degli imputati quel fenomeno di massa chiamato internet e come accusata senza dolo anche l’Unione Europea. Per certi versi il tutto è quanto di più banale si possa immaginare: nell’era telematica i visitatori si catturano sul filo di un mouse e se non si è visibili in rete si finisce per chiudere baracca e burattini.
E questa diventa una tragedia se il nome del vostro paese è Eu, come l’abbreviazione di European Union, oppure come il verbo francese “avere” declinato al participio passato.
Pagine e pagine di altre cose su ogni motore di ricerca e la vostra fievole vocina che tenta di risalire dalle profondità di un’impietosa page rank. La disperazione nelle parole di Jacques Richard, direttore dell’Office de Tourisme et de syndicats d’initative:
“Per trovare su un motore di ricerca la città di Eu bisogna almeno visualizzare una decina di pagine. Oggi sempre più turisti organizzano le loro vacanze usando internet. Se non trovano immediatamente la città di Eu, probabilmente decidono di passare le vacanze in un altro posto”.
Eppure il paese di Eu esiste eccome con le sue ottomila anime e una storia alle spalle di tutto rispetto. Fu residenza reale dal 1830 al 1840 e meta preferita di personalità storiche come Guglielmo il Conquistatore, Giovanna D’Arco e Riccardo Cuor di Leone.
La prima cittadina è già corsa ai ripari proponendo un referendum e facendosi stuzzicare da delle idee pervenute sul suo tavolo, come il nuovo nome di Mairie de la Ville d’Eu o di Eu-le-Château, senza dimenticare il più comune Eu-en-Normandie.
Una scelta, quella referendaria, che però non sembra convincere proprio tutti.
“Io ho sempre chiamato la mia città Eu e certo non cambio adesso”, afferma un cittadino. Se proprio i turisti vogliono conoscerla, si dirà Eu la città vicino a Tréport. Oppure a Dieppe. Cosi va sicuramente meglio. Ma non cambieremo certo il nostro nome a causa di Internet”, conclude un altro.
Problemi d’orgoglio e d’identità. Internet, fulcro del mondo.





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