Reminiscenze di un tempo che è scivolato via come la sabbia nel deserto. La mano del colonialismo francese che dall’alto calava acciaio e vagoni tentando di rendere più europea quella sperduta landa africana. L’Etiopia e la sua Ferrovia Imperiale.
Pochi chilometri tra la capitale Addis Ababa e la vicina Repubblica di Djibouti. Consegnata ai primi del novecento da Parigi nelle mani dell’Imperatore Menelik e oggi soggetta praticamente a un deragliamento settimanale. In poche parole, tutto da rifare.
Allora ecco nascere il progetto di una nuova ferrovia che copra la bellezza di cinquemila chilometri dei quali la maggior parte saranno adibiti al trasporto merci perché, come ha affermato il responsabile del progetto Getachew Betru, un’infrastruttura del genere darà un grande contributo allo sviluppo dell’Etiopia, sviluppo che è mancato fino ad oggi proprio per la mancanza di una rete di trasporti efficiente.
Adesso che il progetto di rinnovamento finanziato dall’Unione Europea pare essere partito, gli ingegneri sono al lavoro per tentare di ristrutturare ciò che la nazione già possiede: consolidare terrapieni, rafforzare ponti, ripristinare un terzo della ferrovia esistente con nuovi binari e traversine che, dal poco consono metallo, lasceranno il posto al più resistente cemento.
Il sogno del governo etiope è quello di rifondare un vero e proprio sistema ferroviario nazionale nuovo di zecca. Intanto il progetto pare verterà sull’utilizzo di una linea elettrica per tutto il tracciato proprio per iniziare a sfruttare le risorse idroelettriche che sono da anni una delle potenzialità della Paese africano.
Una creazione, quella della ferrovia, che sempre secondo Getachew Betru andrà a favorire soprattutto la popolazione a differenza di altre infrastrutture create nel passato, come la rete di strade asfaltate, che alla fine rischiano d’essere utilizzate in gran parte solo dai turisti.
Si cercano partners per dare un futuro a questo sogno di rinnovamento. Un sogno tutto africano. Sperando che i soldi rimangano sui giusti binari e non prendano il volo.




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Finalmente un progetto intelligente e lungimirante.
L’unica speranza è che questo progetto vada in porto e che non sia solo un miraggio – passatemi la battuta – nel deserto.
L’Africa merita di rialzarsi.
Vedremo.