Cosa la sabbia può nascondere. L’Egitto si sta rivelando una miniera d’infinite scoperte archeologiche. Gioielli persi nel deserto che aspettano solo d’essere riportati alla luce. Pezzi di una storia antica che sussurra dalle profondità dell’arsa terra.
E l’ultimo ritrovamento ha addirittura dell’incredibile: esplorando un’antica strada militare nella penisola del Sinai gli archeologi hanno rinvenuto i resti di quattro templi appartenenti al complesso di una città fortificata che con tutta probabilità fungeva da “segno di grandezza” da mostrare alle delegazioni straniere.
E tra questi resti si sfiora anche un record. Infatti uno dei templi pare essere la più grande struttura del suo genere creata con i mattoni di fango nel Sinai, vantando una superficie che va dai settanta agli ottanta metri quadrati e protetta da una fortificazione spessa tre metri.
La scoperta è da attribuire al team dei ricercatori già impegnati negli scavi di quella strada militare chiamata “Il Cammino di Horus”, antica arteria dedicata proprio alla divinità rappresentata dalla tipica testa di falco e fulcro centrale del pantheon egizio.
Per comprendere meglio il tutto, geograficamente ci troviamo a quattro chilometri dal Canale di Suez sulla via che congiunge il paese dei faraoni alla Palestina, strada oggi interrotta alle soglie della striscia di Gaza.
Gli scavi hanno portato alla luce la struttura di questo imponente tempio composto da quattro sale. In più sono state rinvenute tre ciotole per la purificazione e diverse iscrizioni in onore dei sovrani Ramses I e Ramses II.
Agli archeologi impegnati in questi ritrovamenti non spetta che iniziare a rimettere insieme le tessere di un “puzzle storico” ancora ipotetico: secondo lo studioso e capo degli scavi, Mohammed Abdel-Maqsoud, potremmo aver scoperto un nuovo ruolo del Sinai per gli antichi egizi.
Zahi Hawass, capo del Concilio Supremo per le Antichità, afferma che addirittura primissimi studi potrebbero rivelare che questa fortificazione fosse addirittura il quartiere generale dell’esercito egiziano per quasi 1500 anni (dal Nuovo regno fino alla così detta Era Tolemaica).
E questa volta le prove sembrano coincidere: sulle pareti del tempio di Karnak Luxor furono ritrovare iscrizioni riguardanti il Cammino di Horus che riportavano la presenza di undici fortezze poste a difesa dei confini orientali del regno.
Cinque di queste fortezze hanno già visto la luce, ne mancano all’appello sei. Uno stimolo in più per questi zelanti archeologi. L’avventura nei meandri della Storia non è finita.




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