La potenza della scrittura. La capacità della penna di formare una mano invisibile che penetra nell’anima e va a suonare le corde del sentimento rapendo la vittima in infinite evoluzioni al limite tra la fantasia e la realtà.
Paura, mistero e uno spiccato gusto per il macabro. In altre parole Edgar Allan Poe, indimenticato maestro della letteratura.
Una terra, la sua, che ha deciso di celebrarlo come si deve. Duecento lunghi anni sono passati da quando Boston gli fornì il primo contatto con quel mondo che poi fu così bravo ad analizzare visceralmente.
Gli Stati Uniti sono pronti per festeggiare al meglio questa ricorrenza. Poe, lo Shakespeare d’America. Un poeta, uno scrittore, che toccò di questa terra tutte le maggiori città. Ovviamente Boston, ma anche Richmond, Filadelfia, Baltimora.
A ogni tappa di vita, una celebrazione. Si parte con la città che gli diede i natali. Qui il Boston College ha in programma diverse conferenze tenute da docenti accademici ed esperti. Sul piatto ci sarà anche la presentazione di un film ispirato alla vita dello scrittore.
In quel di Philly si potrà invece visitare il Sito Storico Nazionale Edgar Allan Poe tra le mura di quella che fu sua dimora per molti anni. Ma è Baltimora che probabilmente batte tutte le altre città mettendo in cartello l’iniziativa più profonda e curiosa.
Qui Edgar Allan Poe incontrò quella morte che più volte raccontò sul filo della penna. Qui la fitta nebbia cinse l’esistenza di un uomo che dal mistero trasse l’assoluta linfa. Qui il 3 ottobre 1849 lo scrittore fu trovato delirante e portato all’ospedale Washington College dove spirò alle cinque del mattino quattro giorni più tardi.
Mistero fitto, una fine che ha ben poco della conclusione e che apre a supposizioni giornalistiche in bilico tra i costumi del tempo e la terminologia medica: congestione del cervello, infiammazione cerebrale, sinonimi per descrivere i danni irreparabili dell’abuso di alcolici.
Altri diranno delirium tremens, altri epilessia, altri ancora sifilide. Sta di fatto che il referto medico e il certificato di morte andarono perduti.
Baltimora per un attimo fermerà le voci, le supposizioni e a centosessanta anni dalla morte del Maestro donerà a questo autore la cerimonia funebre che non ebbe mai, portando saluto a quella che fu la sua prima tomba non lontano dalla piccola chiesa di Westminster Hall.
Oggi i suoi resti, infatti, riposano in pace in un altro cimitero di Baltimora, all’ombra di una bottiglia di cognac e tre rose che ogni anno mano misteriosa adagia sulla sua tomba.
“Sono in uno stato depressivo spirituale mai fino ad ora avvertito. Mi sforzo invano sotto questa malinconia e credetemi, quando Vi dico che malgrado il miglioramento della mia condizione mi vedo sempre miserabile. Consolatemi Voi che lo potete e abbiate di me pietà perché io soffro in questa depressione di spirito che se prolungata, mi rovinerà”.
Promessa mantenuta.





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