Ottomila guerrieri dall’aspetto fiero e minaccioso, vestiti di corazze e armati di tutto punto. Pronti a difendere l’onore e il riposo di Qin Shi Huang (259 – 210 a. C.), Primo Augusto imperatore cinese dei Qin.
Ottomila statue di pietra, patrimonio dell’Unesco, accolte nel mausoleo imperiale a Lintong. Ritenute l’ottava meraviglia del mondo.
E’ la famosa armata di terracotta. Scoperta, casualmente nel 1974 nella Cina occidentale. Imponente, realistico, un esercito conservato in numerose file poste in una prospettiva possente che consente alla Cina, e ai suoi turisti, di perdere il fiato ad ogni sguardo. Di provare rispetto e orgoglio per tanta maestria e magnificenza.
Troppo lontana la Cina? Da ora non più. L’esercito di terracotta muove i propri passi e raggiunge Torino in una esposizione unica all’interno del Museo delle antichità, nel centro storico del capoluogo piemontese. Una mostra dal titolo “Il Celeste Impero: Dall’esercito di terracotta alla via della seta”. Visitabile fino al 16 novembre 2008.
Naturalmente, non l’intero esercito, ma una sua degna rappresentanza. Sei statue che accolgono, appena varcata la soglia del museo, il visitatore. L’impatto con questa visione è eccezionale.
Le sculture, di poco più grandi rispetto alla grandezza naturale, raffigurano un ufficiale con armatura, due semplici soldati, un auriga (un soldato che guida il carro trainato da cavalli), un balestriere inginocchiato e un ginnasta.
Il loro stato di conservazione è incredibile. Le espressioni facciali del piccolo esercito, ospite a Torino, sono immutate nel tempo. Nessuna incrinatura, nessun difetto.
Qin Shi Huang è il primo imperatore ad unificare, sotto lo stesso governo, la Cina. Militarmente, grazie alla sua armata. Economicamente, sviluppando la cultura societaria e adottando, ad esempio una sola moneta diffusa in tutto il Paese.
L’imperatore, sebbene con metodi spesso crudeli, per contrastare gli attacchi nemici, tutelare il territorio e la sua dinastia ordina, come mezzo di difesa, la realizzazione della Grande Muraglia. Una delle costruzioni maggiori al mondo. Oltre sei mila chilometri di estensione.
Ma anche la distruzione di libri e la sepoltura, talvolta vivi, di letterati e artisti in contrasto con le sue opinioni politiche.
A lui si deve la costruzione di un’altra opera mirevole. La sua tomba.
I lavori si protraggono per circa 40 anni, ben oltre la sua morte. Il mausoleo, una sorta di città funeraria sotterranea, ricopre una superficie di 56 chilometri e a protezione dell’area, l’imperatore vuole la sua armata. La stessa che ha conferito al suo potere maggior stabilità. L’esercito di terracotta. Statue di uomini, armi, carri, cavalli, concubine, servitori.
L’imperatore si è portato sotto terra tutto il suo mondo più di duemila anni fa e gli scavi archeologici, fino ad oggi, hanno restituito la luce solo ad una piccola parte del suo tesoro.
I guerrieri sono tutti diversi tra loro. Acconciature, copricapo, volti, armature. Questo ad evidenziare il fatto che i difensori del riposo imperiale provengono dall’intera Cina.
La suggestione di queste epoche lontane, irraggiungibili e misteriose, vengono ricomposte, nel particolare allestimento, curato nel Museo delle Antichità. Ma non solo l’esercito di terracotta.
La cosiddetta Via della Seta è raccontata dalla sua nascita, durante la dinastia Han fino al suo momento di intenso splendore nel periodo Tang. Le opere raccolte, nella cornice torinese, provengono da trentasei musei ed istituti culturali cinesi.
D’effetto l’incontro con un Buddha Maitreya, rinvenuto nelle grotte di Longmen. Oltre due metri di altezza e un perfetto equilibrio di bellezza, armonia e consapevolezza.
Il prosieguo nel museo permette di osservare molte sculture, alcune in bronzo, coppe di varie dimensioni, ornamenti in giada e cristallo di rocca, una stele daoista, figure di danzatrici, musici, cammelli e cavalli.
Insomma, reperti che il tempo non ha voluto toccare perché la perfezione della bellezza superi ogni confine fisico.





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