Viaggio nella poesia a Firenze. Destinazione, l’età dell’oro della poesia italiana moderna tra ’800 e ’900. Tra belle époque e avanguardie storiche. Si rivivono e si ammirano i tempi di un clima di particolare fervore e vivacità culturale, a cui la capitale del Rinascimento fece da sfondo per tutti i protagonisti di quel periodo.
“Dal Vate al Saltimbanco” è una mostra realizzata presso l’Archivio di Stato fiorentino, e promossa dal Centro di Studi «Aldo Palazzeschi»; dall’Università di Firenze in collaborazione con l’Archivio di Stato di Firenze, la Fondazione Primo Conti, il Gabinetto Scientifico Letterario «G.P. Vieusseux», con il contributo della Fondazione Monte dei Paschi di Siena.
È così che dalle colline di Settignano alle aule dell’Istituto di Studi Superiori, dalle pagine delle nuove riviste culturali ai tavolini dei caffé, si affiancano e qualche volta si sfidano diversi modi di intendere la poesia. E forse la vita.
“In venti anni circa a Firenze hanno vissuto gomito a gomito, qualche volta ignorandosi, a volte scontrandosi, realtà culturali diverse. Energie nuove” ha sottolinea Gino Tellini, presidente del Centro“Palazzeschi, e ideatore della mostra, “Almeno quattro nozioni di poesia” ha poi aggiunto “si fronteggiano:
1) la poesia dei professori, come culto umanistico e amore per la classicità
2) la poesia del Vate D’’Annunzio, come estetizzante ed estenuata celebrazione della bellezza
3) la poesia dei Vociani come frammento espressionistico, tormentata interrogazione di sé
4) la poesia del Saltimbanco Palazzeschi, come gioco funambolico, frizzo e lazzo da clown, da trapezista spericolato”.
Circa trecento pezzi. Documenti. Prime edizioni. Manoscritti autografati. Locandine d’epoca. Ritratti e immagini. Un universo artistico in esposizione, in cui si ritrovano non solo D’’Annunzio e Palazzeschi, ma anche Saba, Rebora, Campana, Sbarbaro, Cardarelli, Jahier, Ungaretti.
Fra i pezzi più preziosi in mostra: la prima edizione del “Porto Sepolto” ungarettiano (uscito nel 1916 in ottanta copie) che il poeta inviò con una dedica a Palazzeschi, e la prima stesura dei “Canti Orfici” di Campana (andata smarrita e , poi ritrovata fra le carte di Soffici).
Firenze rivela aspetti nuovi. Anche lo spazio pare sottostare a un imprevedibile processo di metamorfosi. Dal’attrito di queste forze in campo, matura un modo nuovo di praticare la scrittura in versi. Si assiste al ribaltamento dal sublime all’antisublime, come cifra distintiva della modernità.
L’esposizione, curata da Adele Dei, Simone Magherini, Gloria Manghetti, Anna Nozzoli, nel corso del periodo di apertura ospiterà anche letture pubbliche di poesia e altri eventi legati alla nobile arte della penna. Catalogo curato dalla “Leo S. Olschki” casa editrice, celso@olschki. it pressoffice@olschki.it
Dal Vate al Saltimbanco. Firenze, Archivio di Stato (viale Giovine Italia, 6 – Firenze); 15 settembre – 16 ottobre 2008. Orari: lunedì-venerdì: 10.00-17.00; sabato: 10.00-13.00. Ingresso gratuito





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