Il suono antico e melanconico delle cornamuse echeggia nella Val Veny, fruscia tra gli alberi centenari del bosco di Courmayeur e svanisce nella notte, illuminata dal grande falò e dal fuoco dei giocolieri.
Il passato di una cultura mai dimenticata e ancora attuale rivive nella tre giorni di Celtica 2007 — Festival Internazionale di arte e musica celtica. Anche quest’anno, migliaia di appassionati venuti da tutta Italia e dal mondo si raduneranno alle pendici delle imponenti montagne valdostane. Quella che inizia oggi è l’undicesima edizione di un evento dalle radici millenarie.
Basta passeggiare per i sentieri, tra le bancarelle intrecciate di rami, e ammirare i monili, fabbricati da uomini e donne in costume, secondo il vecchio sapere. Guardare asce e frecce scoccate contro tronchi per imparare i gesti dell’antica caccia. Vedere palle di stracci rotolare sui campi d’erba, colpite da duri bastoni, superare la linea e segnare un punto.
E poi temere per gli scontri simulati di eserciti barbari che al grido forsennato di battaglia si scontrano e mettono in scena la storia. Ascoltare le vecchie fiabe, seduti in cerchio intorno al fuoco, e bere dai corni l’idromele per rendere la notte meno fredda e più sicura. E’ ciò che si vive qui: la vibrante energia dei popoli celtici.
Il tempo viene attraversato e la musica apre le sue porte per entrare nella dimensione dell’eterno. Gruppi di ogni dove, dall’Irlanda, dalla Scozia, dalla Bretagna, si alternano sul palco allestito nella radura, bagnata dal torrente che scende il declivio. Gli alberi secolari ai lati, testimoni fedeli dell’evento, reggono il peso delle emozioni suscitate dalla melodia di strumenti antichi e moderni. L’unione perfetta tra passato e presente, nel segno continuo di una cultura senza inizio né fine.




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