Da mercoledì 8 ottobre 2008 a domenica 22 febbraio 2009, il Museo Diffuso di Torino ospita la mostra “Cecenia: guerra e pacificazione violenta” (a cui sono correlati cinque incontri sul tema), incentrata su quanto accaduto negli ultimi vent’anni nell’ex provincia sovietica dopo il crollo dell’URSS.
Il percorso espositivo, fatto di fotografie, materiale video e testi, segue cronologicamente gli eventi fino ad oggi e si sofferma su temi come le dinamiche della violenza, il terrorismo, i diritti umani, la sorte dei profughi. A suppo
La storia di quest’area tristemente nota. Dopo le rivendicazioni autonomiste della Cecenia ai danni di Mosca, ques’ultima, nel 1994 rispose con bombardamenti, occupazione militare, rastrellamenti e violenze contro la popolazione.
Come se non bastasse, dalla fine degli anni ’90, questa martoriata zona è stata teatro di nuovi scontri. La putiniana “lotta al terrorismo” trovò terreno fertile dopo l’11 settembre, potendo così attribuire la responsabilità di attentati a militanti e organizzazioni islamiste.
A partire dal 2003 la politica russa ha portato ad una “cecenizzazione” del conflitto: il potere è stato trasmesso ad una nuova dirigenza locale filo-russa che, guidata oggi da Ramzan Kadyrov, sta “normalizzando” la situazione.
La ricostruzione economica continua ad essere accompagnata da una diffusa violazione dei diritti umani. In Cecenia la gente continua ad essere arrestata, torturata, fatta sparire senza traccia. Le ONG che si occupano di denunciare le violazioni dei diritti umani subiscono continue pressioni da parte delle autorità.
La violenza inoltre non si consuma più solo in Cecenia ma ha raggiunto anche le repubbliche confinanti del Dagestan e dell’Inguscezia. Il recente conflitto tra Georgia e Ossezia del sud e le azioni militari russe, ripropongono il tema del diritto alla secessione e all’indipendenza.
Come se non bastasse, le guerre in Cecenia hanno rappresentato l’indice della progressiva limitazione della libertà di stampa e dell’eliminazione del giornalismo indipendente: le poche voci che portavano testimonianza delle violenze in Cecenia sono state messe a tacere.
E la mostra è dedicata ad Anna Politkovskaya (1958-2006), la giornalista russa che ha fatto conoscere al mondo i crimini che si consumavano in Cecenia, e che è stata uccisa il 7 ottobre 2006 a Mosca, per questa sua ricerca della verità in difesa degli oppressi.




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