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Buon compleanno, Alaska - foto : Suggestivo scatto dell'Alaska - foto tratta da apod.nasa.gov © Bud Kuenzli
Suggestivo scatto dell'Alaska - foto tratta da apod.nasa.gov © Bud Kuenzli

Buon compleanno, Alaska

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Sì, cinquanta lunghi anni della Terra del sole di mezzanotte o come in altro modo viene chiamata, l’Ultima frontiera. Alaska, quarantanovesimo stato federato degli Stati Uniti d’America. Entrata a far parte dello Zio Sam proprio il 3 gennaio del 1959, oggi festeggia la sua metà di secolo.

Anche se c’è da dire che, ovviamente, la sua storia supera i confini della pura annessione geopolitica agli U.S.A. Terra in saldo, terra snobbata, terra venduta. Questo è il suo passato.

Dovete sapere che questa immensa e inospitale landa era della Russia che, probabilmente incurante delle risorse nascoste in questi territori, la vendette per circa cinque dollari il chilometro quadrato al futuro nemico.

Poco più di sette milioni di euro ed ecco che gli Stati Uniti si portarono a casa quasi due milioni di chilometri quadrati di terra ghiacciata.

L’affare, che passò alla storia come Alaska Purchase, fu ampiamente criticato in patria e quasi da subito acquisto nomignoli alquanto burleschi, come “Follia di Seward”, oppure “Ghiacciaia di Seward”.

Seward, per la cronaca, era il Segretario di Stato che finalizzò l’operazione.
Gli animi cambiarono quando nel 1898 fu scoperta la presenza di giacimenti d’oro.

Ma la storia di questo Stato ha radici ancora più profonde.

Radici che raccontano di popolazioni che durante le ere glaciali raggiunsero, tramite lo stretto di Bering, l’odierna America andando a gettare il seme per la nascita delle numerose tribù amerinde.

Tra queste anche gli storici Inuit, mondialmente riconosciuti con il termine Eschimesi che significa “mangiatori di carne cruda”.

Se invece si cerca lo zampino della Vecchia Europa troviamo il nome del danese Vitus Bering che fu tra i primi europei a raggiungere l’Alaska esplorando via mare la zona fino ad arrivare al monte Saint Elias.

La Russia, dal canto suo, colonizzò questa zona impervia solo marginalmente, operando sul territorio unicamente per la caccia ai numerosi animali da pelliccia che vi dimoravano.

Ma è solo nello scorso secolo che l’interesse per l’Alaska ebbe una brusca impennata.
Il passaggio fu esorbitante: da immensa inutilizzata ghiacciaia a stelle e strisce, a più grande giacimento di petrolio e di gas naturale di tutto il nordamerica.

Soldi che iniziarono a piovere dal cielo, o meglio, zampillare dalla terra.

Una parte di questi introiti, tramite l’Alaska Permanent Fund, vengono ridati alla popolazione locale per ripagarla del disturbo o, molto più poeticamente, “a beneficio di tutte le generazioni di Alaskani”.

Contributo che non è sfuggito nemmeno alla cinematografia satirica.

“Paghiamo ogni residente mille dollari per permettere alle compagnie petrolifere di devastare le bellezze naturali del nostro stato”, afferma un improbabile casellante al più che felice Homer Simpson.

Nonostante le burle. Nonostante la satira. Nonostante tutto, auguri Alaska!

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