Diceva Tenzin Gyatso, XIV Dalai Lama: “La mia religione è semplice. Non c’è bisogno di templi; non c’è bisogno di una filosofia complicata. La nostra mente, il nostro cuore, è il nostro tempio”. Non deve stupire quindi che dal 20 al 22 novembre l’Accademia delle Belle Arti di Brera, nel cuore di Milano, si sia convertita nel santuario buddista più importante del mondo.
L’occasione è stata quella di osservare le spoglie del Buddha e di alcune importanti autorità tibetane, nell’ambito dalla tappa milanese del “Tour delle Reliquie del Santuario del Cuore”, voluta dal Lama Zopa Rinpoce. L’esposizione, che dal 2001 propone al pubblico oltre mille frammenti sacri, vuole avvicinare più persone possibili a reliquie che, secondo la leggenda, donano fortuna e prosperità a chi le vede.
Lama Zopa Rinpoce è direttore spirituale del Maitreya Project, organizzazione impegnata nella promozione della pace a tutti i livelli sociali, da quello individuale a quello globale: un obiettivo raggiungibile solo attraverso la gentilezza amorevole, significato della parola Maitreya. Il viaggio che le reliquie stanno compiendo vuole veicolare il messaggio ai quattro angoli del pianeta. Si concluderà una volta ultimata la statua del Buddha Maitreya, nel nord dell’India: lì la raccolta sarà poi esposta in modo permanente nel Santuario centrale.
Racchiusi in ampolle dalla forme di pagoda, prodotto dall’artigianato locale, si trovano cristalli minerali: sono stati recuperati tra le ceneri dei corpi di Illuminati distintisi nel corso dei secoli. Per la tradizione tibetana, questi frammenti sono la manifestazione tangibile delle realizzazioni spirituali e del grado di purezza conquistato dalle personalità buddiste. Capaci di raggiungere l’armonia col mondo esterno grazie al proprio cuore puro.
Ed è solo con un cuore puro che ci si può accostare allo splendido altare tibetano che troneggia nella Sala Napoleonica dell’Accademia di Brera. Luci soffuse, angoli per la meditazione, aromi d’incenso e veli dai toni pastello si alternano alle statue rinascimentali che incorniciano lo spazio. Tutte le tensioni sembrano sciogliersi e svanire in questo ambiente rilassato, tranquillo. Anche gli animi più inquieti, qui, recuperano la serenità perduta.
Ognuno segue con scrupolo la particolare ritualità prevista prima di poter ammirare le reliquie esposte. La triplice abluzione di una statuetta raffigurante il Buddha bambino, la percussione, sette volte, di una campana sacra. I numeri e i gesti assumono una forte connotazione simbolica in questi momenti. La lunga fila di visitatori aspetta composta il proprio turno di osservazione, che si conclude con la benedizione dei Custodi delle reliquie e l’incisione delle parole di una sutra su un libro sacro.
Mentre mi inginocchio al cospetto del Custode per ricevere la mia benedizione, penso che vorrei aver fatto qualcosa di grande per meritarmi la sua benevola intercessione. Un pensiero così semplice. Ma che forse basterebbe per poter cambiare il mondo.





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Una cosa grande
Emily Dickinson afferma che
aver aiutato un pettirosso caduto
a rientrare nel nido significa, per lei,
non aver vissuto invano.
Essere andata oltre la descrizione e aver partecipato
l’esperienza vissuta ai lettori
è una cosa grande che non andrà perduta.
caterina
Grazie Caterina per le tue bellissime parole. Riuscire a trasmettervi emozioni è sempre una grande cosa, per noi de Il Reporter.
Grazie