Ormai siamo alla nona Conferenza degli stati firmatari della convenzione sulla diversità biologica.
Già nel 1992, durante quella di Rio de Janeiro, si erano studiati progetti per la salvaguardia dell’ambiente.
L’obiettivo per il 2010 è la riduzione del tasso di perdita delle biodiversità a livello locale ma anche globale.
Attraverso queste conferenze, si vogliono istituire dei programmi che prevedano l’uso sostenibile dei più diversi ecosistemi per preservarne gli aspetti peculiari.
Quando si parla di diversità biologica, si intende quel complesso di specie animali e vegetali che compongono un determinato tipo di ambiente naturale.
Per questo motivo diventa necessaria l’instaurazione di una rete mondiale di zone protette terrestri e marine.
È importante pertanto preservare questi habitat nella loro forma originale, cercando di mantenerli il più possibile inalterati nel tempo.
Come fare? Attraverso l’istituzione e la verifica del corretto svolgimento di questi programmi di protezione per le biodiversità.
Gli ecosistemi, la cui salvaguardia è al primo posto, sono soprattutto le foreste, le zone aride, i territori sub-umidi, delle acque interne e quelli marini.
Ma la Convenzione è anche un momento in cui discutere sul sistema nazionale di scambio delle emissioni, e perciò anche sugli accordi in materia ambientale.
Un altro obiettivo di questo summit consiste nella promozione dei diritti delle popolazioni indigene.
E non si deve dimenticare, inoltre, la questione altrettanto importante riguardante l’accesso e la ripartizione dei benefici delle risorse genetiche.
Sono tematiche importanti da tenere in continua osservazione, perché il mondo in cui viviamo rappresenta ciò che noi siamo e saremo.
Il simbolo della nostra cultura e la nostra appartenenza al nostro nido di origine.




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