Viaggio. Treno quotidiano. I colori di questo cielo crepuscolare parlano di epoche lontane, di un presente che ha indossato il mantello della storia per danzarne la regale melodia.
Sublime è la notte quando custodisce antiche memorie. Cielo. Mare. Stelle… occhi che si specchiano nell’acqua confondendosi con i riflessi dei lampioni del porto.
La quotidianità, sempre uguale a se stessa, nasconde la bellezza di questa città.
Traffico, ritmi di vita frenetici, inquinamento. Tutto questo è una grande città. Tutto questo è Bari.
Una passeggiata serale sul lungomare, quando cielo e oceano si toccano, quando una brezza leggera sfiora la pelle e scompiglia i capelli, quando non senti altro che la musica suonata dalle onde, quando intorno è silenzio e di fronte infinito.
Anche questo è una grande città. Anche questo è Bari.
Il profumo di salsedine si mescola agli odori della festa, fatti di consuetudini rinnovate ogni anno: e vedi donne intorno a taglieri e pentole piene d’olio, intente a preparare le cosiddette sgagliozze, quadrati di polenta che i venditori ambulanti offrono ai passanti incuriositi.
Bari è diversa questi giorni. È in fermento. È trepidante. È emozionata. Strade e piazze palpitano di luci e di gente. Bari si veste di sacro e profano.
La città si prepara a festeggiare San Nicola, suo patrono, con una serie di appuntamenti religiosi e civili.
La festa prenderà il via ufficialmente il 27 aprile, con l’esposizione del santo attorno alla Basilica nicolaiana.
Suggestivo il tradizionale Corteo Storico del 7 maggio (durante il quale, quest’anno, ci sarà la raccolta di firme a favore dell’introduzione della festa di San Nicola nel patrimonio culturale dell’UNESCO).
Suggestivo anche lo sbarco della statua del santo al molo San Nicola, previsto per l’8 maggio.
In occasione della tradizionale ricorrenza, nella barese Sala Murat è stata allestita una mostra dal titolo «Lo scrigno dei tesori di San Nicola».
San Nicola non è venerato solo in Occidente, ma anche in Russia, in Grecia, nell’Est Europa, in America. Ed è proprio dalla Russia (nella seconda metà di maggio è previsto anche l’arrivo dei pellegrini russi) che arrivano, questi giorni, a Bari, altre due mostre: una di artigianato artistico, l’altra di icone.
Ma che cosa accadde, in realtà, a San Nicola? Quali leggende circondano la figura di quest’uomo, protettore di fanciulle, marinai e bambini?
A raccontarmi la sua storia un anziano pescatore, incontrato per caso sul lungomare di Bari.
Gli uomini semplici sono i depositari più attendibili di grandi verità e di antiche tradizioni.
Il pescatore mi spiega il motivo per cui, in occasione della festa di San Nicola, una gran folla di ragazze si riunisce attorno alla colonna dei miracoli, situata nella basilica barese dedicata al santo.
In previsione di un concilio che si sarebbe svolto a Bari, l’abate Elia aveva cominciato lì la costruzione di una basilica. Ma ecco sorgere un problema: mancava una colonna per la costruzione della cripta. Provvisoriamente vi collocarono un tronco di legno.
La sera precedente la consacrazione, apparvero nella basilica San Nicola ed una schiera di angeli che trasportavano una colonna di porfido rosa appartenente alla chiesa vescovile di Mira.
Tradizione vuole che i pellegrini girino tre volte intorno alla colonna ingabbiata che, per la sua conformazione, per la sua simbologia fallica, è diventata oggetto di richiamo delle vergini, le cosiddette vacandine.
Questa di San Nicola è la festa dei bambini e della vergini. Secondo la leggenda, Nicola avrebbe miracolato tre fanciulli fatti a pezzi da una bestia (e di qui deriva la tradizione di camuffare il santo da Babbo Natale).
Inoltre, avrebbe offerto manciate d’oro a tre orfanelle, come dote per il loro matrimonio (perciò si considera questa festa anche come festa del maritaggio).
Tempi lontani rivivono nel respiro profondo di questa città cullata dal mare.
I lampioni si spengono. Le stelle scompaiono. Il sole si fa chiaro nei colori di un’alba primaverile.
È giorno. Bari si prepara a vivere la sua festa.





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