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Australia, un cimitero a due km di profondità

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È sempre stato il cruccio delle potenze marittime. Simbolo della necessità di sentirsi immortali, segno di società che invece covavano tutto il fallimento del ventesimo secolo.

L’affondamento delle migliori imbarcazioni di un paese non è altro che metafora della vulnerabilità del Übermensch nel Novecento. La marina australiana non è da meno.

Per sessantasei anni gli strateghi militari hanno dipinto le loro notti d’incubi che turbavano il loro riposo culminando nella domanda che più non travava risposta: come aveva potuto l’incrociatore Sidney, orgoglio della marina, essere affondato da un semplice incrociatore ausiliario tedesco.

Che fossero morti anche 645 marinai era forse un problema secondario, il tarlo del dubbio afferrava la mente della marina della terra dei canguri.

“Per sessantasei anni – afferma il vice ammiraglio Russ Shalders – questa nazione ha domandato cosa fosse successo al Sydney, dove si trovasse e perché era affondato. Abbiamo scoperto la prima parte di quel mistero”.

L’incrociatore è stato rinvenuto in posizione verticale e 2470 metri di profondità a circa 800 chilometri a nord di Perth nella parte occidentale del continente.

La ricerca che ha visto un investimento ingente da parte dal Governo è stata chiesta a gran voce dai parenti delle vittime che pian piano stanno anche loro cadendo sotto i colpi del tempo.

“Non ho sentito un senso di sollievo, sono solo crollata in lacrime”, ha affermato ai microfoni delle televisioni locali Craill Barbara. Suo padre, Walter Freer, aveva solo 38 anni quando scomparve a bordo del Sidney.

Il ritrovamento sarà anche un modo per capire cos’è successo veramente in quel lembo di mare e perché una delle migliori navi australiane è colata a picco.

Un sommergibile comandato a distanza e buone telecamere potrebbero dare una svolta agli interrogativi che gravitano intorno alla sorte del Sidney.

Una teoria alquanto battuta fu quella dell’intervento non rilevato di un sommergibile giapponese che silurò l’incrociatore una settimana prima che la nazione del sol levante entrasse in guerra a Pearl Harbor.

Le prime immagini mostrano la prua spezzata avvalorando questa versione dei fatti.

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Diario d’acqua

"Diario d’acqua. Viaggio a nuoto attraverso la Gran Bretagna" di Roger Deakin - EDT, 2011

Un anno in otto ore

"Un anno in otto ore" di Dario Sorgato - Gruppo Albatros Il Filo, 2006



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