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Arte nel Golfo, oltre lusso e oro nero - foto : Donne velate alla presentazione della Art Dubai 2008 - Foto tratta dal sito daylife.com
Donne velate alla presentazione della Art Dubai 2008 - Foto tratta dal sito daylife.com

Arte nel Golfo, oltre lusso e oro nero

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La rivoluzione nel mondo dei musei è iniziata e porta la firma di Thomas Krens. Americano, è il Re Mida che ha fatto del Guggenheim un marchio di successo planetario. Più impresario che gallerista, da un anno ha lasciato la poltrona di direttore per dedicarsi completamente al progetto del Guggenheim Abu Dhabi. Una scelta emblematica della futura geografia dell’arte, sempre più rivolta verso Oriente.

Gli emiri del Golfo stanno spendendo cifre da capogiro per fare delle loro capitali delle cittadelle della cultura, capaci di competere con i maggiori centri occidentali. Abu Dhabi, per volontà dell’emiro Khalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahyan, ha aperto la strada, invitando la celebre fondazione newyorkese ad aprire una filiale nel suo paese.

Krens, primo ad aver intuito le potenzialità del marchio-museo, non se l’è fatto ripetere due volte e ha affidato il progetto di Abu Dhabi al celebre architetto Frank Gehry, ricreando il connubio vincente del Guggenheim di Bilbao. Anche il Louvre si prepara ad aprire i battenti in città, con un palazzo disegnato dalla stella dell’architettura francese Jean Nouvel.

Il proverbiale snobismo degli addetti ai lavori pare aver ceduto ai petroldollari, dirottando verso il Golfo, crisi permettendo, investimenti prima riservati al pubblico europeo e nordamericano. Del resto i progetti di Abu Dhabi non sono un’eccezione, ma si inseriscono nel mercato artistico regionale in espansione.

Dal 2007 Dubai ospita la più grande fiera d’arte contemporanea del Medio Oriente, la “Dubai Art”, rivolta agli espatriati occidentali e a una crescente domanda locale. Abu Dhabi ha risposto organizzando, in collaborazione con i galleristi francesi, due edizioni di “Art Paris”.

Ma il Golfo non è solamente la succursale tropicale di Parigi o New York, come dimostra la biennale di Sharjah, a una manciata di chilometri a Dubai, che promuove opere di giovani locali. Aperta sottovoce nel 1993, la biennale ha raggiunto fama internazionale, anche grazie all’alleanza con “Art Dubai”, stimolando la crescita di una nuova generazione di artisti.

L’emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani ha invece finanziato una serie di grandi musei nazionali in stile europeo. Nello scorso novembre è stato inaugurato a Doha il Museo di Arte Islamica, progettato da Ieoh Ming Pei, ideatore della controversa piramide del Louvre. Da qui al 2015 seguiranno il Museo della Fotografia, di Storia Nazionale, e la Biblioteca Nazionale, che troveranno spazio negli edifici progettati da Santiago Calatrava, Arata Isozaki e ancora Jean Nouvel.

Al Thani conta di fare del Qatar l’hub culturale di tutta la regione e per questo motivo ha invitato numerose università occidentali a sviluppare dei campus nella capitale. Allo stesso tempo spera di forgiare attorno ai nuovi imponenti musei di Doha un’identità nazionale finora nebulosa, divisa fra l’appartenenza alla penisola arabica e l’influenza iraniana. Che arte e cultura riescano là dove monarchia e Islam hanno fallito?

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