Ricostruire la storia attraverso schegge lasciate dai secoli. Com’era la terra quando esistevano i dinosauri? La risposta è negli studi scientifici, ma anche nella fantasia. A un paziente lavoro di ricerca si accompagna sempre il desiderio di scoprire, trovare, approfondire.
Spesso i libri non bastano. Ci vogliono scarpe comode per poter incontrare il passato. Le pagine pongono interrogativi. La realtà offre testimonianze. Mettersi sulle tracce dei secoli non è semplice. I secoli nascondono per custodire. Per difendere ciò che l’uomo tante volte non riesce a preservare.
Musei e siti archeologici sono vere e proprie macchine del tempo. Riportano indietro le lancette dell’orologio, offrendo a tutti la possibilità di attraversare epoche e periodi in poche ore. Racchiudono tesori che hanno origini antiche.
Dal 5 febbraio al 30 giugno, Arezzo Fiere e Congressi ospita la mostra Dinosauri della Patagonia, realizzata dal GrupoCultural con il patrocinio del Congresso dei Deputati dell’Argentina.
L’esposizione, curata dal museologo argentino Fabio Frachtenberg con la collaborazione di Jorge Calvo (paleontologo dell’Università Nazionale di Comahue in Patagonia), è supportata dall’Universidad Nacional de Comahue – Argentina e da Proyecto Dino, il maggiore sito archeologico argentino.
Una manifestazione itinerante che approda in Italia dopo aver toccato America Latina, Medio Oriente, Nord America e città europee quali Belgrado, Budapest e Copenaghen. I resti dei dinosauri esposti provengono dalla Patagonia, lembo di terra incontaminata, ricco di testimonianze preistoriche e di silenzi umani.
Qui sopravvivono popolazioni indigene come quella dei Mapuche, custodi di tradizioni e di memorie millenarie. In mostra gli Herrerasaurus del Triassico Superiore, il carnivoro Carnotaurus e l’erbivoro Rebbachisaurus, i cuccioli di Mussaurus, il Giganotosaurus, carnivoro di dimensioni maggiori rispetto al Tirannosaurus Rex, il Megaraptor, dotato quest’ultimo di un artiglio lungo 40 cm.
La mostra propone un misterioso e affascinate percorso nel tempo e nello spazio. Oltre alla presenza di numerosi scheletri di dinosauri, sono stati ricostruiti ambienti primitivi anche in 3D. Non mancano postazioni interattive e supporti per i non vedenti.
Negli spazi ludici per i bambini, ricerca scientifica e paleontologica diventano “gioco esplorativo”. I più piccoli possono vedere attraverso gli occhi di un dinosauro sauropodo o tentare di imitare il passo di un gigante carnivoro.
L’esposizione narra di viaggi nel tempo e nello spazio. Sono i sentieri percorsi dai paleontologi e dalla curiosità umana. Le strade tracciate da un’evoluzione che non conosce sosta. Proprio come la ricerca. Dall’Argentina all’Italia, inseguendo frammenti da ricomporre. Perché tutti siamo parte di un pianeta in perenne mutamento. Di una storia che è nostra.





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