Per una volta l’Europa ha parlato con una voce sola. E lo ha fatto contro la Cina. Nonostante le minacce ricevute dal Grande Drago, il Parlamento di Strasburgo ha assegnato al dissidente Hu Jia il premio Sakharov per la libertà di pensiero.
Ogni anno l’emiciclo europeo lo consegna a persone o a organizzazioni che si distinguono nella difesa dei diritti umani e della democrazia nel mondo. E questa volta i parlamentari hanno votato per lui, per questo uomo indomito che da anni lotta per la Libertà nel proprio Paese.
La sua storia ha fatto il giro del globo, superando le maglie della rigida censura cinese grazie a Internet. Prima che fosse arrestato e sbattuto in cella alla stregua del peggiore criminale, aveva usato un mezzo come il nostro, un “semplice” blog, per denunciare le condizioni disumane in cui vive il popolo orientale.
Dopo aver scontato 200 giorni ai domiciliari, Hu Jia è stato arrestato il 27 dicembre dell’anno scorso e dal tre aprile del 2008 è stato condannato a tre anni e mezzo di galera “per istigazione alla sovversione contro lo Stato”.
La sua colpa? Ha criticato il governo cinese per le violazioni sui diritti umani. Da sempre Hu lotta a favore dei malati di aids, per la libertà religiosa, per uno sviluppo democratico della Cina e una soluzione pacifica in Tibet.
L’attivista rischia la vita ogni giorno per la grave cirrosi epatica dovuta a un’epatite B cronica. Ma nonostante gli appelli arrivati da più parti, il giovane trentaquattrenne non viene rilasciato né curato come dovrebbe.
La moglie Zeng Jinan è ai domiciliari insieme alla loro bimba. In seguito alla stress per la situazione e l’arresto del marito aveva perso il latte. La bambina ha rischiato di morire perché la donna, circondata da agenti di polizia, non poteva procurarsi quello in polvere.
Eppure, nonostante tutte queste gravi condizioni, Hu Jia continua a lottare anche dietro le sbarre: scrive ogni giorno lettere, appelli, consigli su come dovrebbe essere la vita. Pure in Cina.
Il 21 aprile di quest’anno gli è stata concessa la cittadinanza onoraria di Parigi. Così come al Dalai Lama, Nobel per la Pace nel 1989. Un altro acerrimo nemico del Grande Drago.
E oggi, nonostante le minacce di Pechino – “Non fatelo o si rovineranno i nostri rapporti” – l’Europa gli ha tributato uno dei massimi riconoscimenti del Vecchio continente: un premio per la Libertà.
Quella piccola grande parola che in Cina è ancora tabù.





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