Sapere sotto la sabbia - Foto tratta da uri.edu
Deserto del Sahara, otto milioni di chilometri quadrati di sabbia che avvolgono tutto come delicata seta avvolge lo splendido volto di una donna celato dietro un bellissimo velo finemente lavorato.
Posto invivibile e insieme opera magna della Natura che potrebbe custodire gelosamente uno dei più importanti nostri tesori: il sapere.
Se alle nostre latitudini questo valore fu minuziosamente catalogato e racchiuso possibilmente lontano dai fuochi di certi Poteri ignoranti, da queste parti invece le opere scritte sono sparse e difficilmente rintracciabili.
Se il deserto è fatica fisica, allora anche quella culturale della ricerca non è da meno. Preziosissimi manoscritti con sulle spalle anche centinaia di anni sono sparsi in piccole collezioni private di famiglie borghesi, scuole religiose e luoghi di culto come moschee.
Il deserto però è abile anche a cancellare le tracce velocemente. Quindi, se importanti biblioteche sorsero in prossimità di luoghi d’interesse economico o strategico, ora che il tempo è passato questi luoghi sono ancora più isolati e nascosti di quanto non lo fossero prima.
Le zone di Timbuctu (Mali) e a Chinguetti (Mauritania) hanno proprio questo sapore: abbandonati scrigni del Sapere che aspettano solo che un occhio attento colga tutta la loro importanza e bellezza.
Perché se non si sa l’arabo è proprio il fascino di quelle “strane” scritte che prende il cuore. Fascino che si rispecchia anche in tutto ciò che di poco c’è intorno a Timbuctu. Il sole che ravviva ogni angolo di questo tesoro, ogni persona che velata s’incontra.
Chinguetti, capitale spirituale della Mauritania e uno dei luoghi sacri per l’Islam, oggi persa nelle sabbie del deserto, mostra però ancora tutta la sua bellezza nella moschea locale e nel rimando di tutte le piccole abitazioni dove i preziosi manoscritti sono diventati orgoglio di famiglia.
È la tradizione orale che appare attraverso la vecchia carta. È la cultura di un popolo abituato un tempo ad accogliere carovane di commercianti, filosofi, dotti, religiosi per custodirne i segreti più importanti.
Una lotta culturale contro il continuo mutamento della faccia del deserto. Queste case, pur non essendo luogo adatto per la salvaguardia di questi tesori, rappresentano con i loro armadi in legno l’unica difesa possibile dall’oblio.
Qui ogni pagina è ricchezza infinita.
"Niente. Come si vive quando manca tutto. Antropologia della povertà estrema" di Alberto Salza - Sperling & Kupfer, 2009

Viaggio alla scoperta delle “contraddizioni” climatiche della parte settentrionale del continente africano, dove il miraggio di oasi in mezzo al deserto incontra il mito di una catena montuosa dal nome mitologico.

Nel regno del Marocco è adagiato uno dei deserti più suggestivi dell’Africa. L’unico vero erg sahariano di questa terra. Breve viaggio a dorso di cammello sulla linea delle dune.

Sul traghetto della compagnia marittima Balearia, si incontrano emigranti che tornano a casa. Oltre a loro qualche famiglia spagnola, comitive di tedeschi di mezz’età. Tutti pronti a vedere Tangeri.
Sono stata a Timbuctu. L’articolo di Francesco Bizzini mi ha riportato un po’ là… Magia di un luogo, fascino indefinito e indefinibile…
Ho compiuto studi e ricerche successive al viaggio, ho visitato la bibilioteca di Timbuctu, ho collaborato ad un lavoro in multivisione per la presentazione del libro “Timbuctu” di Marco Aime, avvenuta a Torino il mese scorso.
Sono affascinata dalla tematica proposta.
Qualcuno vuol condividere riflessioni e pensieri in merito?
Gentile Clotilde ti ringrazio per aver apprezzato il mio articolo e aver trovato il tempo di lasciare un commento.
Spero che i nostri lettori condividano presto con te i tuoi pensieri e le tue riflessioni.
Continua a seguirci.
Grazie ancora.
Francesco