Dopo un percorso tortuoso ma che entusiasma la vista per lo spettacolo che offre la natura, giungo ad Accettura (Mt), un piccolo borgo immerso nella lussureggiante Foresta di Gallipoli – Cognato, parte delle famigerate Piccole Dolomiti Lucane e il bosco di Montepiano. Storia, tradizioni, sapori, suoni, qui, vengono custoditi con gelosia e fierezza. Identità preservata.
Cerri e agrifogli dall’eleganza suprema e nobiliare ci sovrastano con i loro altissimi fusti. Tra questi alberi e tra questa rigogogliosa vegetazione la comunità accetturese compie due passi fondamentali dell’evento: la scelta dell’agrifoglio, detto Cima e del Tronco (il famoso Maggio), e i loro rispettivi tagli.
L’evento si svolge in diverse fasi alcune delle quali coincidenti con importanti festività religiose. L’entusiasmante inizio si tiene la prima domenica dopo Pasqua quando gli accetturesi scelgono il Maggio nel bosco di Montepiano. La domenica successiva la scelta della Cima nella Foresta di Gallipoli. Entrambi verranno trasportati in paese nel lunedì di Pentecoste.
Suggestioni arcaiche. Due i cortei costituiti per il trasporto degli alberi. Dalla Foresta si muove una processione durante la quale spalle affaticate di adulti e di giovani trasportano la florida Cima. Dal bosco invece più di trenta coppie di buoi di razza podolica, dalle corna adornate di colorate ghirlande, trascinano il Maggio. Una volta in paese le bestie sfilano con i loro occhioni sgranati mentre file di spettatori si lasciano affascinare da un corteo così insolito e dal sapore antico.
Miracolo della vita. Metafora della maternità. I due alberi rappresentano nell’immaginario collettivo e popolare i due sposi che le coincidenze della vita hanno voluto unire. A dir poco emozionante per il significato simbolico che racchiude, l’incontro tra i due alberi al crocevia tra il corso principale ed un piccolo spiazzo dove viene innalzata la Cima sorridente alla vista del Tronco. Questo immobile la guarda.
Musiche, canti, danze popolari animano e fanno da intermezzi ai lunghi cortei.
Mentre la Cima posata in un angolo del paese attende con ansia l’incontro con il suo sposo, il Tronco viene preparato per il congiungimento che avverrà il martedì di Pentecoste. Ormai ripulito e levigato il Maggio è pronto per l’innesto con la Cima. Il grande albero viene così innalzato in largo San Vito. Qui, difronte allo sguardo ansioso dei presenti, uomini di grande coraggio lo scalano e in cima ad esso si esibiscono in acrobazie e giochi funambolici. Giocosità popolare.
Culti antichissimi. La sua denominazione,secondo il parere degli studiosi, potrebbe derivare dal termine latino mayor, inteso come l’albero più grande della foresta. Ma l’origine remota del Maggio potrebbe risalire a 2000 anni fa, quando gli Assiro-Babilonesi praticavano il rito dell’albero. Una divinità da adorare.
Ad attestare ciò alcune tavolette in terracotta risalenti a quest’epoca in cui l’albero è raffigurato insieme ai serpenti, entrambi adorati come divinità. Davanti a loro, infatti, sono rappresentate persone inginocchiate in atteggiamento di adorazione.
Saranno gli ebrei,più tardi, a cancellare il credo dell’albero e del serpente come divinità attraverso la leggenda del peccato originale. L’albero divenne l’oggetto del peccato attraverso cui Adamo ed Eva disobbedirono a Dio. Il serpente impersonificò il diavolo tentatore.
Sacrifici in onore della divinità. Il famoso antropologo Toschi ha ritenuto che l’etimologia della parola ‘Maggio’ derivi dal culto della dea Maya (da Maya ‘maggio’) risalente all’epoca dei Romani. In onore di Maya, come era di consuetudine in questa epoca, si svolgeva la festa della fecondazione arborea e degli animali. In tale occasione si immolavano una scrofa e i suoi porcellini ai piedi di una quercia.
Il rito del matrimonio degli alberi. Uno degli elementi che accomunano le civiltà europee, lo si riscontra secondo molti studiosi nel Rituale Arcaico della Primavera. L’albero diventava il simbolo del rigenerarsi della vita dopo il lungo inverno. La cultura popolare riscontrava in esso lo spirito fecondatore della vegetazione. Da qui ne derivava il “culto fallico” e i riti della fecondità.
L’evento quest’anno si terrà da domenica 12 a martedì 14 giugno.





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