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16.01.2009

Vogliamo vivere qui tutte e due

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: Vogliamo vivere qui tutt’e due
Autore: Amal Rifa’i e Odelia Ainbinder
Editore: Tea
Anno: 2003
Prezzo: € 8,00
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laFeltrinelli.it
Webster.it

Vogliamo vivere qui tutt’e due: un desiderio normale che diventa impossibile, a Gerusalemme, perché a chiederlo sono una ragazza palestinese e una israeliana.

Amal Rifa’i e Odelia Ainbinder vivono a cinque minuti di distanza l’una dall’altra ma probabilmente non si sarebbero mai conosciute, se non avessero avuto l’occasione di partecipare ad uno scambio culturale in Svizzera con l’organizzazione “Peace Child Israel”, che si occupa di favorire i contatti tra giovani israeliani e palestinesi, cercando di andare al di là della situazione politica e del muro di ostilità che li divide.

Un paio di settimane dopo il loro ritorno è scoppiata la seconda Intifada, privandole così della possibilità di conoscersi più a fondo. Tuttavia la giornalista tedesca Silke Temple è riuscita a rimetterle in contatto: questo libro è il risultato della loro fitta corrispondenza. Amal (uno pseudonimo, dato che la ragazza ha preferito non esporsi troppo criticando la politica israeliana) appartiene ad una famiglia molto religiosa e conservatrice: ha solo diciotto anni ed è in procinto di sposarsi. Vive in una piccola comunità rurale a Gerusalemme Est. Questa parte della città venne conquistata durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967 e annessa nel 1981.

La maggior parte dei cittadini palestinesi rifiutarono, per protesta, di prendere la cittadinanza israeliana e di partecipare alla vita pubblica: i genitori di Amal erano tra questi. Odelia è nata e cresciuta a Gerusalemme Ovest: è una ragazza dinamica e socievole, fa parte di “HaShomer HaZair” un’organizzazione politica giovanile socialista-sionista, e nella vita ha viaggiato moltissimo, quasi sempre da sola o con amici.

Le due ragazze conducono vite agli antipodi e il divario politico-sociale tra loro è enorme, ma entrambe hanno un tratto comune: si sforzano di capirsi, di andare al di là della reciproca iniziale diffidenza per costruire un’amicizia sincera. Non mancano le incomprensioni. Amal rimprovera ad Odelia la sua scarsa conoscenza della lingua e della società palestinese. Odelia non riesce a capacitarsi di come Amal possa mostrare di comprendere le ragioni degli attentatori suicidi.

Scrive Amal: “Vorrei che gli ebrei dimenticassero. Forse allora sarebbero un popolo più felice”. Odelia risponde: “Se dimenticare rendesse un popolo più felice, allora perché i palestinesi non si decidono a dimenticare ciò che gli è stato fatto? Io credo che non si debba ricordare l’Olocausto per vendicarsene, ma per imparare qualcosa. Dimenticare l’Olocausto non servirebbe a niente e a nessuno. E, a parte tutto, sarebbe comunque impossibile”.

Lo scoppio della seconda Intifada, il servizio militare israeliano (obbligatorio per ragazzi e ragazze al compimento dei diciotto anni d’età), la politica, ma anche l’amore e l’amicizia, sono alcuni dei molti argomenti trattati dalle due ragazze. E’ proprio questo confronto aperto, diretto e senza mezzi termini a rendere particolarmente interessante la lettura di questo libro: siamo abituati ad apprendere notizie sul conflitto arabo-israeliano dai quotidiani, che riportano le notizie degli attentati e le parole dei politici.

E’ raro sentire la voce della gente comune, di chi vive quotidianamente sulla propria pelle queste situazioni: chi ha paura di salire sugli autobus per andare a scuola, chi viene costretto ad estenuanti attese ai posti di blocco per recarsi cento metri più in là. Per non parlare degli abusi e delle violenze che vengono commessi ogni giorno.

Amal e Odelia, nella loro tipica irruenza giovanile, difendono con forza le proprie opinioni, a volte anche con toni accesi. Sono tuttavia contemporaneamente disposte ad ammettere le reciproche mancanze. Per due ragazze che vivono in una città come Gerusalemme, non è cosa da poco.

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