
laFeltrinelli.it
Webster.itGrattacieli che crescono senza licenza e città che funzionano a singhiozzo perché non sempre arriva la corrente elettrica.
Automobilisti senza patente e politici con le tasche piene di tangenti. Genitori con i figli in un altro Paese e coste disseminate di bunker in attesa di un nemico mai arrivato.
Dov’è oggi l’Albania, il vicino meno conosciuto tra i vicini dell’Italia? A che punto è del suo cammino da severo custode dell’ortodossia comunista a terra di tutte le libertà? In mezzo al guado, in alto mare.
E’ appunto In alto mare. Viaggio nell’Albania dal comunismo al futuro il titolo del libro in cui Antonio Caiazza descrive un che Paese rincorre il futuro pur restando incatenato ad un passato antico.
Più antico del cinquantennio popolar-socialista, più impermeabile al mondo che cambia, ma anche più capace di incunearvisi.
L’oggi dell’Albania è composito, veloce, è una quotidiana collisione di tempi. Ed è quasi del tutto ignoto a chi sta da quest’altra parte del mare, a chi è abituato a pensare agli albanesi come emigranti ma non a considerare che un Paese ce l’hanno anche loro: vivo, mobile, affascinante quando meno te l’aspetti.
Solo chi, come Antonio Caiazza, ha frequentato a lungo quella terra e la sua gente riesce a trovare un varco in un mare di segni, episodi, persone per provare a capire e per liberarsi, finalmente, da ogni pregiudizio.
L’autore del libro è giornalista, vive e lavora a Trieste.


Il parlamento lituano mette al bando i simboli del comunismo e li equipara al nazismo. Ma c’è qualcuno che ha il coraggio di gridare allo scandalo.

Oltre il Circolo Polare Artico, per scoprire la città simbolo dei gulag e della ferocia dell’Impero Sovietico. Dove morirono centinaia di migliaia di persone.

Svelato il mistero che avvolgeva i corpi ritrovati negli Urali nel 2007: sono i resti mortali dei figli dell’ultimo Zar. Tutti trucidati nel nome della Rivoluzione bolscevica.