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07.06.2010

Viaggio in Portogallo

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: Viaggio in Portogallo
Autore: José Saramago
Editore: Einaudi
Anno: 2005
Prezzo: € 12
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“Viaggio in Portogallo è una storia. Storia di un viaggiatore all’interno del viaggio da lui stesso compiuto, storia di un viaggio che in se stesso ha trasportato un viaggiatore”. Parole chiare, concise e dirette alla mente del lettore. Così José Saramago descrive la sua “odissea”: un percorso individuale e, al stesso tempo, collettivo del Portogallo. Perché viaggia attraverso il pensiero e le parole di un intero popolo. Il suo.

Non si tratta di un semplice racconto fatto di storie, miti e leggende. “Perché conoscere un paese è come conoscere una persona”. Quindi l’autore conduce per mano il lettore lungo tutto il proprio tragitto: viaggiando da nord a sud, con il sole o con la pioggia, a bordo della sua fedele macchina. Visita città, chiese, cattedrali. Descrive minuziosamente quadri, statue e i caratteristici azulejos.

Si pone domande sulle strutture degli archi, delle volte, di ogni abside. Osserva con meraviglia il gioco di luci e ombre sulle “pietre grezze” delle antiche rovine. O sulle acque dei fiumi che si increspano al passaggio di un gabbiano.

Poi, eccolo di nuovo, che si perde nei meandri di una foresta. Ascolta il silenzio degli alberi. Parla con i pesci. Mette insieme “spazio umano”, della natura e, infine, quello religioso (come nella cattedrale di Évora).

Ha il “legittimo e umanissimo desiderio di vedere quello che hanno visto altre persone, di posare i piedi dove altri hanno lasciato le impronte”. Perché è, sì, un viaggiatore professionista ma non infallibile. È un vagabondo curioso ma, soprattutto, è un uomo che “ama e ammira” le bellezze della propria patria.

Da Porto a Coimbra, da Lisbona a Setúbal, fa suo ogni piccolo particolare: dal buon cibo (baccalà al forno, pasticcini alla crema, vino forte ma di “uva buona”) alle rustiche chiesette romaniche del nord, dalla bruma che aleggia sopra i campi verso Castelo Novo al palio di Cidadelhe. Così il suo viaggio diventa memoria. Ma per Saramago esso rappresenta qualcosa di più: una continua scoperta di sé, delle proprie radici.

Una ricerca dell’altro, del non “visto”, dei cambiamenti in corso o che avverranno. Un continuum che permette al viaggio di ricominciare sempre e dovunque, perché “tutto è viaggio. È viaggio ciò che si vede e ciò che si nasconde, è viaggio ciò che si tocca e ciò che si immagina”.

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