laFeltrinelli.it
Webster.it“Me ne vado”. Quanti di noi, almeno una volta nella vita, l’hanno sognato, annunciato, minacciato? Quella di Andrea Bocconi, psicoterapeuta un po’ matto, non è semplicemente una fuga, ma più propriamente una rinascita in luoghi sempre diversi.
Lasciare affetti e lavoro. Ci vuole coraggio? Forse, ma l’autore ci fa sapere che, alle volte, ce ne vuole molto di più a rimanere.
I nostri son tempi duri, durissimi. Sono anni di cambiamenti climatici, di guerre devastanti, di malattie nuove e vecchie. Ma c’è una cosa che i nonni dei nostri nonni ci invidierebbero. La facilità di viaggiare.
La possibilità per tutti noi di conoscere è una rivoluzione da cogliere a piene mani. Conoscenza indiretta, dai libri e conoscenza diretta, dai viaggi.
Andrea Bocconi ci dice come si fa. Per un anno almeno. Senza lavoro, perché l’aspettativa si può chiedere. E senza ragazza, perché lei non è sempre la metà perfetta. Dodici mesi in sospensione, a guardare gli altri, che, poi, è un altro modo di guardare sè stessi.
Le pagine sono divertenti e spigliate, zeppe di aneddoti. Ogni luogo visitato è descritto dando il giusto riconoscimento ai diversi modi di sperdersi.
Sì, perché viaggiare a Tahiti significa affondare nella natura più perfetta, mentre gironzolare in Indonesia vuol dire affidare le sensazioni ad una cultura profondamente diversa.
E poi l’India, il Giappone, l’Australia, le isole Fiji, gli Stati Uniti, in un percorso che da Est a Ovest si fa senza mai tornare sui propri passi. Sì, perché ciò che ci si è lasciati alle spalle vive nei ricordi e non potrà mai più essere vissuto allo stesso modo.
La morale più netta di questo libro, che di morali come tutti i libri che si rispettino ne ha più di una, è che la prospettiva va, di tanto in tanto, modificata. Viaggiare per credere.


Nella città caput mundi. Alla scoperta di una delle metropoli più belle del mondo. Tra le sue piazze e i suoi sontuosi monumenti. Antichità di eterna bellezza. Incantevoli scorci.

A pochi minuti dal centro storico, in cima a una collina dalla quale domina l’intera città, la basilica di Superga si erge fiera e imponente, secolare guardiana e simbolo del capoluogo piemontese, custode silenziosa di storie di re e storie di uomini.

Sulla riva del Po, lontano dal frastuono cittadino, si trova un piccolo villaggio antico, nato nell’Ottocento, ma con le fattezze di un tempo ancor più lontano. Un’illusione che sembra realtà.