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La scrittura è passione. È gioco di parole mute che parlano con la loro presenza. La scrittura è espressione. È una danza di pensieri che non vogliono rimanere invisibili.
È una malattia che non fa male. È cura.
Le parole non bastano per esprimere certi stati d’animo. Essi hanno bisogno di dirsi, di raccontarsi. Altrimenti rimangono intrappolati lì, nell’animo. E fanno male.
Philippe Besson, scrittore parigino, si cala nei panni di una donna lasciata dall’uomo che ama. Un’esperienza comune come la reazione stessa di Louise, che scappa dai ricordi e dai luoghi che possono suscitarli.
Ma viaggiare non è sufficiente. Aiuta ma non cancella. Perché si vorrebbe dire. Perché ci sono domande che rimangono tali. Perché è l’ascolto che si cerca, non la risposta.
E allora Louise comincia a scrivere la sua disperazione. La rabbia dell’abbandono. Il vuoto lasciato da un sentimento reciso. Viaggia e scrive cinque lunghe lettere a chi non risponderà mai.
Scrive dall’Avana. Da New York. Da Venezia. Da Parigi. Scrive mentre viaggia sull’Orient Express. Lei, giornalista, utilizza la scrittura per rivolgersi a se stessa. Per comprendere qualcosa che sembra non avere senso.
Come finisce un amore è un libro che colpisce per la semplicità della storia che racconta. Una semplicità che può farlo forse apparire banale, ma che, in realtà, costituisce l’ingrediente principale della sua bellezza. Così come la capacità di Besson, uomo, di immedesimarsi nella psicologia femminile.
Mentre scrive la sua storia, la protagonista descrive i luoghi che l’accolgono e che sembrano assumere un aspetto diverso allo sguardo di chi è triste.
Louise viaggia per dimenticare. Ma anche per ricordarsi di se stessa. Per ritrovarsi: «Mi sono onestamente, seriamente esercitata al silenzio, l’ho indossato come ci si infila un vestito… in verità ho pensato che mi avrebbe salvata. Ma il non dire non salva».
E nella scrittura la donna trova la salvezza.

Ancora una volta la Valle d’Aosta è stata il cuore della grande adunanza celtica: cinque giorni intensi in cui il popolo di ieri è tornato a vivere nella poesia dei bardi e nella musica dei menestrelli.

Nella città più romantica del mondo, l’Istituzione Parco della Laguna continua a lavorare per far approvare una proposta di legge che certifichi la realizzazione di un’area protetta.

La musica rievoca il passato, stringe a sé i vicini, fa sentire uniti: è il suono della cornamusa, caldo, epico, intenso e diffuso, è il violino che lamenta antiche litanie, sono le percussioni che scandiscono il ritmo e il muoversi insieme come in uno solo.