
laFeltrinelli.it
Webster.itPenso che alcuni scrittori abbiano la capacità innata di sfiorare l’essenza delle cose, soffio leggero ed impalpabile che si smarrisce tra le pagine di un libro o nei versi di una poesia.
«Il sole comincia piacevolmente a scaldare, con le ombre del mattino che rendono il paesaggio incredibilmente bello, le azzurre colline della Turchia a nord e tutt’intorno una fioritura scarlatta e gialla di piccoli fiori. L’aria è dolcissima. È uno di quei momenti in cui apprezzi di essere vivo».
Prosa che ha la musica della poesia. Una descrizione che si dipinge davanti agli occhi affascinati del lettore. Quel paesaggio si riesce a vedere perché la scrittrice ha usato la penna come pennello, l’anima come tavolozza e le sensazioni come colori.
È Agatha Christie, conosciuta come autrice di gialli. Meno nota come viaggiatrice. Le sue esperienze di viaggio sono raccolte in un libro dal titolo Viaggiare è il mio peccato.
Agatha incontra Max Mallowan nel 1930, durante un viaggio a Baghdad. Max è un archeologo quindici anni più giovane di lei. I due si innamorano, si sposano e vanno in Siria, dove Max si dedica ad alcuni scavi nella zona di Tell Brak e Chagar Bazar, alla ricerca di reperti della civiltà di Tell Halaf.
La scrittrice partecipa agli scavi fotografando, ripulendo gli oggetti ritrovati e registrando la contabilità. Il contatto con una terra tanto diversa da quella inglese rapisce il suo sguardo attento e le fa cogliere ciò che c’è sotto la superficie delle cose.
Descrive le donne curde come allegre, attraenti, vestite di colori brillanti. Racconta degli scavatori indigeni, che rifiutano di farsi pagare in denaro perché non sanno cosa farsene.
Si perde nella bellezza dei luoghi, sotto il sole cocente, in quell’aria dolcissima che solo un viaggio può far respirare.
Viaggiare è un peccato, un piacevole e benefico vizio a cui è difficile dire di no. Ma rinunciare al viaggio è un peccato ancora più grave perché ci si priva di quell’aria dolcissima e della vita che con essa si respira.


Mesopotamia. Su un altopiano che si estende tra Turchia, Iraq, Siria, Armenia ed Iran, si disegna una regione la cui terra è rosso carminio. Qui le antiche tradizioni vivono ogni giorno.

Dal cuore dell’India a Brescia a bordo di moto e auto leggendarie: cosa non si è disposti a fare per sostenere un progetto sulla scolarizzazione infantile, senza rinunciare al gusto dell’avventura.

Nel cuore dell’Anatolia, in Turchia, laddove il passato vive ancora tra la gente quotidianamente, si erge una città, arroccata su un altopiano, nota per i suoi gioielli fossili.
Bellissimo post Anna Maria. E bellissime le parole con cui chiudi la tua riflessione… credo che prima o poi le troverai, rigorosamente tra virgolette, citate dalla sottoscritta!
complimenti! molto bello l’articolo, che invoglia tantissimo ad acquistare questo libro. grazie
Grazie Anna… come sempre, quando scrivo mi lascio andare a tutto ciò che vien fuori… scrittura è sincerità e quello che scrivo è quello che in realtà penso. Sempre. Grazie ancora.
Ciao Elisa, grazie per l’attenzione dedicata a il reporter… magari se poi il libro lo leggi ci scrivi cosa ne pensi!!!