
laFeltrinelli.it
Webster.it«Questo libro rende conto di come la gente vaghi tra oceani e continenti anelando il luogo più bello del mondo. Di come alcuni lo trovino alle Andamane e altri subito dietro (o dentro) casa. Di come questo luogo possa essere inferno e paradiso, perché tutto dipende dal bagaglio interiore di chi viaggia».
Frasi che colpiscono per la loro verità, che fanno riflettere. Parole che distruggono l’illusione di un uomo che ha imparato quotidianamente a fuggire, ad evadere da un mondo che lo soffoca.
Chi non ha mai pensato, almeno una volta nella vita, di lasciare tutto e di partire? Di cercare la pace in un posto lontano? Eppure quella tranquillità è vicina. Occorre solo far silenzio. Per un po’. Perché il bagaglio più importante, come afferma Paolo Paci, è quello interiore.
Nato a Milano nel 1959, alpinista, gastronomo e giornalista, Paci pubblica un reportage di viaggio dal titolo Evitare le buche più dure. Vent’anni di viaggi al contrario.
Percorrere il mondo (assieme a colleghi e ad amici fotografi) per un quarto di secolo. Raccontare la realtà non come si presenta, ma come si vorrebbe che fosse. Itinerari “levigati” per non svegliarsi mai dalla dimensione del sogno. Tutto questo è il libro di Paolo Paci.
Costretto a falsificare con le parole e con le fotografie l’immagine dei luoghi ad uso di inserzionisti pubblicitari e riviste di turismo, il giornalista rivive le sue esperienze in bilico tra verità e bugia.
Seattle, Bangkok, Gerusalemme, Maldive, Caraibi, Hawaii, Camerun, Ecuador, Venezuela, Sud algerino sono solo alcuni dei paesi visitati da Paci nel corso del suo lungo viaggio.
Il racconto termina nel 2001, con l’attentato alle Twin Towers, che segna il crollo del turismo mondiale.
«C’era un tempo in cui diventare giornalisti di viaggio non era complicato. Bastava comprare un biglietto aereo, avere una qualche nozione grammaticale e un sacco di tempo da buttar via…» scrive l’autore.
Una professione appassionante, un’esperienza che Paci ha, in parte, vissuto. Un’esperienza da leggere.


Prosegue la visita nei meandri della residenza meneghina di Visconti e Sforza, immersa nelle atmosfere rinascimentali di Leonardo da Vinci e Ludovico Sforza. Con una sorpresa all’interno della rocca.

Per le vie del capoluogo lombardo e il desiderio di riscoprire uno dei monumenti storici della città: questi gli ingredienti con cui costruire un insolito viaggio a spasso nel tempo.

Un luogo nascosto nel cuore della città meneghina. Una storia di coraggio e ingegno. Quando l’avventura correva sulle onde dell’etere.
Cara Anna Maria, scusami se sarò un po’ polemica nel mio commento, ma hai toccato un argomento che mi sta a cuore. Ho letto il libro di Paci lo scorso anno. E ho incontrato l’autore in un dibattito a due al Festival “Scrittori in città” a Cuneo nel 2007. L’organizzatore ci aveva scelto bene, perché avevamo due visioni piuttosto diverse del mondo del viaggio o turismo che dir si voglia.
Come scrivi (e come credo citi dal libro), Paci pubblicava articoli “Costretto a falsificare con le parole e con le fotografie l’immagine dei luoghi ad uso di inserzionisti pubblicitari e riviste di turismo, il giornalista rivive le sue esperienze in bilico tra verità e bugia”.
Ecco, io non ci sto. Sono dalla parte del turista, cornuto e mazziato due, anzi tre volte. Primo perché continua a comperare (e pagare) le riviste patinate che danno un’immagine fuorviante dei luoghi rendendoli terribilmente attraenti, soprattutto per chi per 11 mesi l’anno fa il pendolare. secondo perché costui incomincia a sognare quei luoghi e ci investe ferie e risparmi per andarci. Ultimo perché gli stessi giornalisti, che di fatto grazie a lui viaggiano spesati e pagati, gli danno pure del “turista di massa” semplicemente perché segue i loro suggerimenti… Il libro in sintesi parla di questo. Sono proprio i giornalisti di viaggio, per lo meno quelli che consapevolmente “falsificano i luoghi”, i più collusi con il turismo globale. Cosa direste se un giornalista di cronaca travisasse la realtà? Perché sarebbe allora lecito farlo con i luoghi? Per questo bastano i depliant d’agenzia, ma chi li guarda è consapevole che il loro scopo è conquistare il cliente vendendogli un’immagine più bella della realtà, quindi sono decisamente più onesti oltre che gratuiti.
Cara Anna, rispondo al tuo commento sulla recensione del libro di Paci. Io penso che la scrittura sia stimolo e mezzo per esprimere ciò che si pensa, quindi trovare un commento, sia pur polemico, al mio articolo, mi ha fatto piacere. Scrivere è confrontarsi, è mettere in gioco le proprie idee per rivederle o per riconfermarle. Il tuo commento mi ha fatto riflettere. Sono una ragazza alle prime armi con il mondo del giornalismo e della scrittura, quindi possiedo ancora l’illusione (se così si potrebbe definire) di poter scrivere sempre è solo ciò che è vero e reale(come mi hanno insegnato).Forse ho sbagliato nel definire Paci “costretto” a falsificare la realtà. Sono critica nei confronti di chi falsifica la realtà, con la scrittura e con l’immagine, per renderla diversa da ciò che è. ma mi rendo anche conto che i turisti (tra cui ci sono anch’io) è una realtà falsata quella che vogliono vedere o leggere. A questo si riferisce il mio “costretto”.A presto.
Cara Anna Maria, grazie per la tua risposta, permettimi ancora una riflessione. Credo che tu abbia perfettamente centrato il senso del libro. Ed è proprio quello che non condivido. L’autore parte pieno di ideali e poi come tanti si ritrova ad accettare compromessi lavorando con riviste che per sopravvivere cercano di non scontentare Enti Turismo e T.O. OK, succede, ma non è positivo per il lettore e non vedo perché chiamarli “viaggi al contrario”. Anch’io sono una turista come te e come tutti. Illusoria e snobistica la differenza fra turisti e viaggiatori, anche se ci sono turisti e turisti. Ma perché i turisti dovrebbero volere che la realtà che vanno a visitare venga falsata? Tu da turista lo vuoi? Altra cosa, e probabilmente giusta se non è un viaggio di solidarietà, è evitare di fare i voayeurs della povertà una volta sul posto. Ho scritto una guida sulla Bolivia per Polaris, e ho cercato di dare un’immagine il più rispondente possibile alla realtà. Sinceramente non avrei accettato nessun tipo di pressione né dall’editore né da altri. A presto (anch’io credo che solo attraverso il confronto si possa crescere!), ciao
Brava Anna Maria,
finalmente un libro che andava scritto, recensito, e che andrebbe letto. Una recensione che mi ha invogliato ad acquistare e ad iniziare la lettura del libro. Pochi libri fanno parte della mia biblioteca e questo avrà un posto privilegiato.
Peccato che ci sia ancora qualcuno che abbia così tanto mentito a se stesso che ora vende, con spregiudicata leggerezza, menzonie agli altri, facendo credere, con iperbole infinite, che siano verità indiscutibili. Stanca trovare qua e là, castronerie di tale spessore, ma credo che dovrei abituarmi visto che sono sempre più frequenti.
Senza intenzione di fare un’apologia ad Anna Maria, adoro la spontaneità che poi si traduce in verità, con la quale lei ha approcciato l’analisi.
Essere costretti a falsificare la realtà per vendere un viaggio non è poi così grave in confronto al fatto di accettare ,consapevolmente o meno, una realtà falsificata da decenni di logorio turistico, passandola come fenomeno antropologico di moderno sviluppo…e se uno possiede questa impostazione mentale farà, come un automa, il favore del mercato e non sarà dunque necessario per un editore fare alcuna pressione.
I “viaggi al contrario” di Paci ci fanno capire quanto la nostra debolezza ci renda così manipolabili da portarci ad accettare le menzonie come se fossero l’unica verità possibile. La comunicazione e il marketing passano attraverso questa dinamica, creare una forte aspettativa che poi possa essere il più possibile rispecchiata daturista all’atto del consumo…così lentamente il turismo di massa sta modificando il mondo. Cieco o bugiardo chi non lo riconosce; ipocrita chi non lo ribadisce!!
grazie, e spero di trovare altri stimoli simili a quello che mi suggerito Anna Maria
Grazie a te, Pier Paolo, penso che ogni parola, ogni pagina scritta nata dall’interiorità sia un pezzo di vita da non perdere… a presto. Anna Maria