
laFeltrinelli.it
Webster.itQualcuno preferisce osservare il mondo attraverso le nuvole. Qualcun altro, invece, ama ascoltarlo rimanendogli in grembo. Il cuore pulsa. Un battito irregolare, scandito dai passi frettolosi del passeggero ritardatario. Volti anonimi diventano antidoti miracolosi contro l’indifferenza e la mancanza di meraviglia.
Un aeroporto. Luogo di transito. Di soste brevi. Osservare la vita scorrere fermandosi lì, al centro del fiume. Sentirla estranea e familiare. Esausta, ma sempre pronta a prendere il volo. La terra, vista dal cielo, assume l’aspetto di un geometrico incantesimo della natura. Lo stesso incantesimo, da vicino, appare come un contenitore di anime, diverse l’una dall’altra. Sono gli uomini. Fratelli sconosciuti che cercano d’incontrarsi senza quasi mai riuscire a farlo.
Era estate quando Alain De Botton ricevette la proposta di diventare il primo scrittore residente nell’aeroporto di Heathrow (Londra). Avrebbe dovuto vivere lì per una settimana. Gli sistemarono una scrivania al centro dell’atrio “Partenze”. Da quella postazione poteva osservare azioni, movimenti e caratteristiche del curioso universo umano.
Il suo sguardo? Una messa a fuoco su ogni più piccolo particolare. De Botton ha affrontato tutti i viaggi che si sono susseguiti in quei giorni. In un istante. Andata e ritorno.
Era il 2009 quando lo scrittore accettò la proposta. Il risultato di quella esperienza fu un libro intitolato “Una settimana all’aeroporto”. Il Terminal 5 divenne la sua casa. Senza porte. Ma con finestre perennemente spalancate sul mondo.
De Botton, in quell’occasione, impose alla società che gestisce il posto la cosiddetta “clausola scarafaggio”, cioè la libertà di scrittura. Se avesse, infatti, visto uno scarafaggio nel ristorante più lussuoso di Heathrow, lo avrebbe raccontato. La sua “promessa” è stata mantenuta.
Pagine, le sue, che raccolgono addii, saluti, incontri, storie, ma anche riflessioni sul viaggio come possibilità di «apportare cambiamenti duraturi nelle nostre esistenze».


La stretta fascia costiera della parte sud-orientale della penisola ucraina, ammantata da una rigogliosa vegetazione che dal mare s’inerpica sui monti, se vista dall’alto appare come una lunga delicata riviera.

Perdersi tra le bancarelle di uno dei più famosi mercati della capitale inglese, dove la trasgressione sta lasciando il posto alla globalizzazione, ma è ancora possibile scoprire fantasiose novità.

Lasciare i tempi e gli spazi compressi delle città per l’immensità della campagna. Se è questo ciò che state cercando l’associazione mondiale WWOOF fa al caso vostro.