
laFeltrinelli.it
Webster.itL’archeologia è il cuore della storia. Essa fornisce elementi concreti su cui costruire il senso della storia, e come un motore, o come un cuore, fornisce e richiede l’ispirazione e l’energia per (far) vivere esperienze emozionanti.
Secondo la visione dell’archeologo Marxiano Melotti, le emozioni possono essere però anche un oggetto su cui lavorare in chiave scientifica, se non industriale: da qui, tra il mondo antico e la cultura postmoderna, una tendenza comune a costruire emozioni per le masse.
Questa tendenza si esprime oggi nella cultura del viaggio e del turismo, che ha letteralmente rifondato la disciplina archeologica sottraendola agli ambiti accademici e legandola all’industria dei servizi, degli eventi e degli spazi.
Il concetto che ne deriva di “turismo archeologico”, secondo Melotti, corrisponde ad un uso delle conoscenze e delle scoperte archeologiche in formule “estreme”: turismo delle emozioni, immersione totale dei sensi in scenografie di volta in volta eleganti o kitsch, comunque mai anonime.
Melotti porta molti esempi di quelli che definisce “ipersiti del turismo emozionale”. Tra di essi spicca Pompei, di cui è descritta la cattiva gestione, banalizzante e basata su poche attrazioni ricorrenti (gli affreschi erotici, i negozi) che danno al pubblico una familiarità rassicurante rispetto alla grandiosità dello scenario.
Melotti mostra come la razionalità ingegneristica sia alla base del gusto comune. Non è più necessario visitare le autentiche piramidi di Giza o le grotte di Altamira e Lascaux, sia perché la tecnologia ha imparato a riprodurle alla perfezione, sia perché si è pienamente afferrata l’idea di base dietro ogni grande evento.
Si tratta cioè di uno studio specifico dei modi in cui le persone si emozionano, come si stimolano i sensi, come un percorso a piedi dia felicità. Da qui le pagine ironiche sugli eventi organizzati dallo stilista Valentino nelle zone archeologiche romane: feste quasi rinascimentali, offerte al gentile pubblico come esibizione sensoriale (basata su forme e colori allo stato puro) di un lusso accessibile a pochi.
Melotti legge quindi il turismo di oggi come una costruzione accettata da tutti. Il collante che tiene insieme le rovine di Troia, i luna park “gallici” e anti-disneyani in Francia, o gli spazi di Las Vegas (kitsch sì, ma soprattutto sterminati, quasi infiniti) è in ogni caso la presenza dello Stato e di un relativo nazionalismo; più Stati, più grandi opere ed eventi sempre più grandiosamente “minimal”.


Famosa per le sue olive e per i suoi datteri, antica tappa sulle piste carovaniere. Deserto, verdi distese di palme e piccoli villaggi caratterizzano il paesaggio africano e il fascino del suo passato.

Nel labirinto del centro monastico, ognuno prega Dio nel rispetto reciproco e dell’ambiente. Suonano le campane, il muezzin chiama alla preghiera, incenso e fuliggine forano l’aria. In alto si staglia il Jebel Musa.

Misticismo, realtà, storia. Un centro religioso del VI secolo inviolato, nella regione di El Teh. Terra sacra, più volte contesa, dove regna il Jebel Musa, Monte di Mosè.