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11.02.2009

Turismo archeologico: dalle piramidi alle veneri di Plastica

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DETTAGLI DEL LIBRO


Titolo: Turismo archeologico: dalle piramidi alle veneri di Plastica
Autore: Marxiano Melotti
Editore: Bruno Mondadori
Anno: 2008
Prezzo: € 18
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L’archeologia è il cuore della storia. Essa fornisce elementi concreti su cui costruire il senso della storia, e come un motore, o come un cuore, fornisce e richiede l’ispirazione e l’energia per (far) vivere esperienze emozionanti.

Secondo la visione dell’archeologo Marxiano Melotti, le emozioni possono essere però anche un oggetto su cui lavorare in chiave scientifica, se non industriale: da qui, tra il mondo antico e la cultura postmoderna, una tendenza comune a costruire emozioni per le masse.

Questa tendenza si esprime oggi nella cultura del viaggio e del turismo, che ha letteralmente rifondato la disciplina archeologica sottraendola agli ambiti accademici e legandola all’industria dei servizi, degli eventi e degli spazi.

Il concetto che ne deriva di “turismo archeologico”, secondo Melotti, corrisponde ad un uso delle conoscenze e delle scoperte archeologiche in formule “estreme”: turismo delle emozioni, immersione totale dei sensi in scenografie di volta in volta eleganti o kitsch, comunque mai anonime.

Melotti porta molti esempi di quelli che definisce “ipersiti del turismo emozionale”. Tra di essi spicca Pompei, di cui è descritta la cattiva gestione, banalizzante e basata su poche attrazioni ricorrenti (gli affreschi erotici, i negozi) che danno al pubblico una familiarità rassicurante rispetto alla grandiosità dello scenario.

Melotti mostra come la razionalità ingegneristica sia alla base del gusto comune. Non è più necessario visitare le autentiche piramidi di Giza o le grotte di Altamira e Lascaux, sia perché la tecnologia ha imparato a riprodurle alla perfezione, sia perché si è pienamente afferrata l’idea di base dietro ogni grande evento.

Si tratta cioè di uno studio specifico dei modi in cui le persone si emozionano, come si stimolano i sensi, come un percorso a piedi dia felicità. Da qui le pagine ironiche sugli eventi organizzati dallo stilista Valentino nelle zone archeologiche romane: feste quasi rinascimentali, offerte al gentile pubblico come esibizione sensoriale (basata su forme e colori allo stato puro) di un lusso accessibile a pochi.

Melotti legge quindi il turismo di oggi come una costruzione accettata da tutti. Il collante che tiene insieme le rovine di Troia, i luna park “gallici” e anti-disneyani in Francia, o gli spazi di Las Vegas (kitsch sì, ma soprattutto sterminati, quasi infiniti) è in ogni caso la presenza dello Stato e di un relativo nazionalismo; più Stati, più grandi opere ed eventi sempre più grandiosamente “minimal”.

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