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Libri

06.05.2009

Tre uomini in bicicletta

Dettagli del libro
Titolo Tre uomini in bicicletta
Autore Paolo Rumiz, Francesco Altan
Editore Feltrinelli
Anno 2002
Prezzo € 9

Compressi tra due momenti disastrosi della storia europea e mondiale recente (le guerre balcaniche e l’11 settembre), nel luglio 2001 tre professionisti della cronaca e della satira italiana, stanchi della monotonia italiana, si lanciarono all’avventura.

Ma Paolo Rumiz, giornalista, Emilio Rigatti, professore, e Francesco Altan, famoso vignettista, decidono da subito di porre le proprie regole e configurare un viaggio che vorrebbe essere il più anarchico possibile.

I tre compagni di viaggio non sono interessati alla logica del viaggio di massa verso le grandi mete del turismo occidentale: la loro meta sarà invece Istanbul, con un’appendice solitaria del solo Rumiz fino ai confini del Pakistan.

Ciò che conta è soprattutto la scelta di viaggiare escludendo totalmente sia il cammino a piedi che i mezzi meccanici. Il viaggio dei tre compagni è invece l’occasione per celebrare la forza culturale della bicicletta, un mezzo definito “umile e francescano” e che di tappa in tappa diventa l’equivalente di una “flanerie” che non esclude la ricerca, la fatica.

Il viaggio si snoda lungo quella che Rumiz chiama la “Grande diagonale”, un percorso che copre il sud-est europeo partendo da Trieste e attraversando nell’ordine Slovenia, Croazia, la Jugoslavia dell’epoca (Serbia e Montenegro), la Bulgaria e infine la Turchia.

Colpisce in particolare il ritratto che viene fatto della Serbia e della Bulgaria: la Serbia dell’immediato post-Milosevic è descritta come un paese dissociato, dove il nazionalismo più spinto convive con un’umiltà genuina, spesso nelle stesse persone. La Bulgaria vista da Rumiz è un deserto apocalittico, caldo e squallido, ma con improvvise fioriture di vitalità dovuta soprattutto alla sopravvivenza delle culture gitane.

Se Rumiz riproduce con accuratezza le sensazioni del viaggio, comunicando l’ebbrezza e la fatica terribile che i sensi provano durante le maratone ciclistiche, Altan e Rigatti contribuiscono con contrappunti più ironici al racconto. Altan ritrae col suo umorismo secco gli incontri più memorabili; Rigatti, in brevi note, fornisce consigli tecnici per chi volesse intraprendere un viaggio simile.

Il viaggio è sostenuto da una specie di appetito che viene mangiando e faticando: ciò che cementa il rapporto tra i viaggiatori è il lasciarsi andare, il lasciar perdere qualsiasi piano preciso di esplorazione. Anche qui, pura flanerie.

Il viaggio non ha però una qualità astratta o “poetica”: l’ombra della storia, presente e futura, e vista a posteriori, è sempre presente, e fa calare spesso sugli scenari visitati l’ombra di una desolazione difficile da classificare, dovuta a tutte le forme di “riorganizzazione” storica e sociale che hanno lasciato ferite impossibili da guarire in una vasta parte del pianeta.

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