
laFeltrinelli.it
Webster.itDue uomini. Due vite diverse eppur così vicine. Tiziano Terzani e James Whitlow Delano. Un giornalista, il primo. Un fotografo, il secondo.
Entrambi ritraggono le realtà da loro incrociate. Uno con la scrittura. L’altro con l’immagine. Volti incorniciati dal pianto, o messi in risalto da un sorriso, affaticati dai sacrifici o resi eternamente belli da un raggio di sole spuntato improvvisamente.
Realtà incrociate e realtà che s’incrociano. L’immagine e la scrittura dicono le stesse cose con linguaggi differenti. E parlano, parlano anche quando il silenzio stende su di loro un velo sovrano.
In un giorno qualunque, il fotografo americano sente parlare di Tiziano Terzani, dei suoi scritti, dei suoi viaggi, delle tracce visibili ed invisibili lasciate da quest’uomo nei luoghi visitati. Ed è così che il fotoreporter scopre di essere stato in quasi tutti i paesi per i quali era passato Terzani. Coincidenze? Percorsi paralleli?
Una cosa è certa. Delano, da quel momento, comincia a cercare nelle sue foto i punti di contatto con il giornalista fiorentino, arricchendo ulteriormente quelle immagini con un viaggio in Afghanistan ed uno ad Orsigna (il paese in provincia di Pistoia in cui, nel luglio 2004, Terzani muore).
Il risultato di questo di questo incontro virtuale, fattosi ricerca appassionata e appassionante, è un album fotografico dal titolo I viaggi di Tiziano Terzani (Vallardi 2008).
Nel suo libro James Whitlow Delano (che attualmente vive a Tokyo) ripercorre, con immagini suggestive, gli itinerari di Tiziano Terzani in Afghanistan, Malaysia, Indonesia, Vietnam, Thailandia, Cambogia, India, Mongolia, Nepal, Tibet, Cina, Giappone.
Le fotografie di Delano, attraverso l’incisività del bianco e nero, ci restituiscono il forte legame che univa il giornalista toscano al continente asiatico.
Tiziano Terzani. Una vita dedicata a comprendere e a raccontare il mondo e la sua storia.
Un’esistenza che continua a vivere tra le pagine del libro di Delano. Questo, racchiudono le immagini. Questo, trasmettono gli scatti. Istantanee che custodiscono messaggi appena sussurrati.


A Milano, per conoscere Art Kitchen, un collettivo creativo che attraverso l’arte e la cultura porta avanti progetti in tutto il mondo, collaborando con la cooperazione internazionale.

“Quel che conta non è la meta, ma il viaggio” recita l’adagio. Ma quest’anno, più che mai, il viaggio e la meta hanno coinciso come valori. Pensieri e appunti sparsi sul cammino che conduce da un porto a un altro.

Dith Pran, fotoreporter del New York Times, famoso in tutto il mondo per aver ispirato con la sua storia il film “Urla nel silenzio” si è spento in America per un male incurabile.