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A volte leggere significa vivere l’esistenza di un’altra persona. Immergersi nei suoi pensieri afferrandone il senso più nascosto e profondo. Sentirne le sensazioni e condividerne le esperienze.
Questo succede sfogliando “Sono come il fiume che scorre”, uno dei libri in cui Paulo Coelho raccoglie testi da lui pubblicati su diversi giornali e in varie parti del mondo.
Lo scrittore mi ha fatto compagnia durante piccoli viaggi quotidiani verso Bari. Treni affollatissimi, dove non è raro rimanere in piedi per tutto il tragitto. Nonostante ciò le riflessioni di Coelho, fluide come l’acqua di un ruscello, sono riuscite a rapirmi, a portarmi per un po’ in una realtà diversa da quella che, ogni giorno, mi circonda.
L’autore scrive, citando Bertolt Brecht, di aver cambiato più paesi che scarpe. Tante pagine di questo libro, infatti, sono dedicate ai suoi vagabondaggi, tra i quali c’è il pellegrinaggio a Santiago de Compostela, compiuto nel 1986.
Paulo Coelho, animato da spirito pellegrino, scrive che, sin dall’inizio della sua gioventù, ha scoperto nel viaggio il modo migliore per conoscere. Poi elenca una serie di regole alquanto curiose per chi decide di mettersi in cammino. Egli consiglia di evitare i musei per ricercare il presente piuttosto che il passato. Di frequentare i bar, in cui si manifesta la vita della città. Di non tentare di vedere il mondo in un mese, perché un paese è come una donna capricciosa, ci vuole tempo perché si lasci sedurre.
Per lo scrittore, inoltre, la migliore guida non lavora in un’agenzia turistica, ma è l’abitante del posto, innamorato della propria città.
Coelho concepisce il viaggio come un’avventura. Come la possibilità di ricercare qualcosa di ignorato per assaporare la libertà della scoperta. Come la capacità di toccare un gabbiano nel porto di San Diego (California) senza che esso voli via. Come la volontà di realizzare la propria leggenda.
Un libro ricco e intensamente poetico. Dove ogni parola scritta si fa specchio. Non di vetro. Ma di acqua. Proprio come un fiume che scorre.

L’ex prigione di Alcatraz. Il Golden Gate. Le stradine in salita. Ma anche la Summer of Love e Harvey Milk. Quella affacciata sull’Oceano Pacifico è una città californiana dai mille volti, da vivere e scoprire attraverso i suoi inconfondibili tram d’epoca.

Viaggio nella storia e ne mondo degli zingari. Un popolo troppo spesso incompreso e che fa dell’essere apolide un modo di vivere la vita a cielo aperto. Senza barriere né confini.

In viaggio sulla “17-Mile Drive”, un delicato percorso di diciassette miglia nel verde della costa pacifica statunitense, che culmina sull’oceano, dove la luce del tramonto è regina.
Leggere Coehlo da ogni volta tanta forza e serenità anche a me, e anche la semplicità della tua recensione mi piace molto. Grazie.
Fabio
Grazie a te, fabio. Anna Maria